benvenuti!
questo è un blog libero.
qui potranno parlare tutti; e si parlerà di politica, musica, attualità; di tutto ciò che accade in italia e nel mondo.
un taccuino sempre aperto. le sue pagine sono pressoché infinite, quindi non c'è motivo per non continuare a scrivere, riflettere e buttare qualche riga.
è rivolto soprattutto ai giovani, (sono giovane anch'io), per dimostrare che in questo Paese non esistono solo i giovani che rifiutano una partecipazione più o meno attiva alla vita che li circonda.
detto questo, vi saluto sperando che da qui possa uscire
qualcosa di costruttivo...
SCollicelli

domenica 30 ottobre 2011

pausa.

è da troppo che non pubblico nulla e temo che andando avanti nel tempo la situazione non migliori affatto. così, meglio fermare tutto per un po', mettere in pausa. il mondo intorno scorre lo stesso. non so quando, ma tornerò a scrivere su questo blog.
a presto.
SCollicelli  

martedì 11 ottobre 2011

L'inglese e La Russa

Sul web inizia a circolare un video dove il ministro della difesa La Russa tenta (con più che scarsi risultati) di esprimere in inglese la sua gratitudine al governo britannico per aver autorizzato un blitz da parte del proprio esercito in Somalia, liberando così l'equipaggio di una nave italiana finita ieri nelle mani dei pirati somali.
Ecco il link http://video.corriere.it/inglese-la-russa/b991738e-f41d-11e0-8382-87e70525ad6b

Che dire? Meglio utilizzare le parole con le quali La Russa si sarebbe salvato. No Comment.

lunedì 10 ottobre 2011

Paradossi temporali

[...] il sistema produttivo arretrato non era in grado di assorbire tutti i diplomati e i laureati provenienti da scuole tecniche, licei e università. Il fenomeno destava viva preoccupazione nella classe politica, come si desume dai dibattiti parlamentari: si temeva che i giovani intellettuali scontenti e frustrati nelle loro aspirazioni dessero sfogo alla loro rabbia ponendosi a capo dei movimenti di protesta popolari. E in effetti ciò avvenne: molti giovani piccolo borghesi, forniti di titolo si studio, si avvicinarono al socialismo o militarono decisamente nelle sue file.
Queste righe le ho incontrate in un libro di letteratura sotto il capitolo dedicato ai primi anni dopo l'unificazione dell'Italia.

mercoledì 7 settembre 2011

Perché la morte è morte

Accade anche questo, sì. C'è anche chi tra le pieghe sanguinose di una rivolta popolare affogata nel sangue quale è quella siriana, dalle file dei ribelli, vuole ricordare i soldati del regime caduti, vittime anch'essi della stessa stupidità umana che strappa tra le lacrime la vita dai corpi dei propri simili. Così, su twitter un attivista anti-regime si rivolge al popolo della rete.

Why didn't anyone on twitter mention the 11 Assad soldiers that got killed in Daraa today in a road bomb?




Manovra e rifondazione (non comunista)

Giornata movimentata quella di oggi. Dopo aver giurato che la manovra non sarebbe stata presentata al Senato con la fiducia, il governo si è prontamente smentito. Fiducia posta e incassata. Passa così una manovra della portata di 54 miliardi di euro (così riporta BBC News; al contrario le agenzie italiane parlano di "soli" 52,2 miliardi) che vuole portare al pareggio di bilancio già nel 2013. Ora sarà il turno della Camera. Nel frattempo, fuori dall'aula si accendevano scontri tra COBAS e polizia. Tafferugli, nulla più. Non è certo con qualche scaramuccia in strada che si può decidere il Paese a cambiare. Sì, perché ormai è al Paese tutto che bisogna puntare, non più alla detronizzazione di questo o quello scellerato leader. Solo quando si (ri)porterà in tutta la Penisola uno stato di consapevolezza istituzionale, una buona dose di senso del dovere civico e voglia di partecipazione attiva alla vita politica del proprio Paese, solo allora si potrà parlare di rivoluzione, di nuovo tempo. Già oggi l'onda tanto rumorosa e rigeneratrice dei referendum e delle elezioni di Milano, Torino e Napoli ha perso di potenza, tutto è tornato allo stato consueto.

Così è potuta passare questa manovra che prevede, tra le altre misure, la riduzione dei tagli agli indennizzi dei parlamentari: solo il 20% sopra i 90.000 euro e il 40% sopra i 150.000; il contributo dei super ricchi sarà del 3% per i redditi superiori i 300.000 euro e gli evasori sono praticamente esclusi, poiché il carcere scatterà solamente nel caso in cui le tasse evase superino il 30% del complessivo volume d'affari.
Ed infine l'aggiunta di un punto percentuale all'Iva, dal 20 al 21%. Conseguenze a dir poco pesanti per il cittadino medio, per le famiglie e per le imprese.

Cosa serve ora all'Italia? Uno scatto. Un riscatto. Nessuno deve essere spodestato, nessuna piazza in fiamme potrà cambiare il Paese; per farlo occorre prima cambiare gli Italiani. Per rifondare d'accapo uno Stato che corrisponda alla figura di uno Stato equo, libero, solidale. Utopia? Forse. E' comunque bene iniziare.

venerdì 2 settembre 2011

Il potere delle multinazionali

Accusate di ogni male che corrode questo nostro pianeta, le multinazionali vengono anche invocate come aiuto per fermare la repressione violenta dei regimi che per forza di cose hanno contribuito a creare e sorreggere. E' quello che sta accadendo ora in Siria dove il colosso Shell, da sempre in affari con il governo di Damasco per lo sfruttamento dei giacimenti di gas, sta subendo le pressioni degli attivisti che su Twitter  chiedono di interrompere i rapporti economici con il sanguinario Assad. Comunque vada la Shell non ne uscirà che vincitrice (ovvero guadagnerà sempre e comunque un sacco di soldi). Da corrotto gruppo sfruttatore, qualora dovesse scaricare il despota, diverrebbe parte dell'impulso del cambiamento, riguadagnando la stima (e la benevolenza per via dei miliardi versati nelle casse statali) dell'ipotetico futuro Consiglio di Transizione (ancora debole) e continuerebbe, così, indisturbato, la sua opera di arricchimento, con il benestare di un governo giovane assetato di denaro per la rifondazione di un'intero Paese. Libia e Siria, due sviluppi differenti con (probabile) identica conclusione.

mercoledì 17 agosto 2011

Un segnale forte

Quando la politica deve dare un segnale al Paese al quale chiede sacrifici enormi non si tira mai indietro. Ne è un chiaro esempio la seduta di questo pomeriggio al Senato, durante la quale si è approvata l'assegnazione della manovra alla Commissione Affari Costituzionali: il tutto si è svolto in 6 minuti alla presenza di 11 senatori su 315. Assente il Presidente Schifani. Grazie.

martedì 9 agosto 2011

Il debito pubblico italiano

Da linkiesta.it un po' di chiarezza su un argomento tanto discusso oggi, ma abbasatanza sconosciuto ai più.

Chi detiene il debito pubblico italiano





Chi ha creato il debito pubblico italiano negli anni




Il debito pubblico, che si manifesta come le obbligazioni emesse dal Tesoro, si forma perché le spese dello Stato sono maggiori delle sue entrate – il deficit pubblico. La differenza, se non è finanziata con l’emissione di moneta, è coperta con l’emissione di obbligazioni. Si deve perciò andare alla ricerca della fonte: come si è formato il deficit.
Più o meno tutti i Paesi sviluppati hanno visto crescere smisuratamente la spesa pubblica a partire dagli anni Sessanta. Quelli che hanno registrato una crescita delle imposte non troppo distante dalla crescita della spesa, hanno oggi dei debiti contenuti. Altri, invece, hanno speso velocemente, con le imposte che crescevano lentamente. Da qui i grossi deficit, che cumulati, hanno prodotto un gran debito.
La spesa pubblica si divide in spesa pubblica “per lo Stato minimo”, e in quella “per lo Stato sociale”. La prima finanzia la polizia, i magistrati, i soldati. Ossia l’ordine, la giustizia, la difesa. La seconda finanzia i medici, gli infermieri, le medicine, gli insegnanti, ecc. Ossia l’istruzione e la salute. Le pensioni sono ambigue, perché sono pagate – attraverso un apposito organismo – a chi è in pensione da chi lavora, quindi sono un trasferimento, non proprio una spesa.
Premesso ciò, la spesa per lo stato minimo è rimasta all’incirca la stessa nel secondo dopoguerra, mentre è esplosa quella per lo stato sociale. Ed è qui il punto. Quest’esplosione è avvenuta in tutti i Paesi europei. Negli Stati Uniti un po’ meno, ma non troppo meno, se si fanno dei conti sofisticati. Dunque non è un fenomeno solo italiano. O meglio, l’Italia spende più di alcuni altri Paesi, ma non “troppo di più”. Il punto è che ha incassato di meno per troppo tempo. (I conti comparati sulla spesa pubblica per lo stato minimo e per quello sociale vanno fatti escludendo la spesa per interessi sul debito, che è il frutto del cumularsi dei deficit nel corso del tempo e non della spesa corrente).
Abbiamo così a che fare con un fenomeno storico. Se abbiamo a che fare con un fenomeno storico, allora la crescita del debito non è attribuibile – se non in minima parte – a un bravo o cattivo presidente del consiglio dei ministri. Il protagonista è il “Processo” e non l’“Eroe”.
In conclusione, l’Italia ha speso più di quanto incassasse per troppo tempo, e si trova oggi ad avere un gran debito pubblico. Fino a quando ha speso più di quanto incassasse? Fino a prima dell’ultimo governo Andreotti. Il conto è fatto guardando la spesa pubblica meno le entrate prima del pagamento degli interessi (il saldo primario). Intorno al 1990 il bilancio dello Stato va in pareggio prima del pagamento degli interessi. In altre parole, non genera un nuovo deficit prima di pagare gli interessi sul cumulato dei deficit prodotti nel corso della storia (il debito).
Da allora il saldo primario è stato o in avanzo, o in leggero disavanzo. Il deficit è stato il figlio del pagamento degli interessi sul debito cumulato. I deficit solo finanziari hanno però prodotto altro debito. La crescita economica (la variazione del PIL) non è mai stata troppo robusta, e perciò il rapporto debito su Pil o è rimasto stabile, o è appena sceso, o è cresciuto. Ultimamente il rapporto è cresciuto molto, perché il PIL (il denominatore) è caduto molto nel biennio 2008/2009 e non si è ancora ripreso.
Giorgio Arfaras Direttore di Lettera economica del Centro Einaudi

fonte. linkiesta.it

lunedì 25 luglio 2011

Un mondo di Indignados

I ragazzi spagnoli, gli Indignados, sono nuovamente in piazza, si sono ripresi le strade di Madrid e di certo non le lasceranno tanto in fretta. E' un movimento nato dal basso, dalla forza di milioni di ragazzi stufi di un sistema politico ed economico corrotto, incapace di guardare al futuro in un'ottica di beneficio collettivo.
Dopo essere stati sgomberati con la forza, sono tornati e possono contare sull'appoggio della popolazione iberica: da un sondaggio è emerso che più del 70% della Nazione condivide gli ideali e le proteste del movimento denominato 15M (da 15 maggio, data d'inizio delle proteste). Il pensiero fondante di questa rivolta costruttiva e pacifica è quello di una classe dirigente insufficiente ed inadatta, tanto che non è il momento attuale a determinare questa situazione di stallo politico-economico a livello globale, ma tutto ciò è da imputare al Sistema stesso. Quella dei ragazzi spagnoli deve essere una battaglia condivisa da tutti i giovani del pianeta, per inaugurare una nuova stagiona della globalizzazione che non sia muto e cieco asservimento di una parte del pianeta ad un altra e omogenizzazione di quest'ultima ad un modello utile a poche e potenti mani. Quindi auto-costruzione di un nuovo Sistema che sia in grado di tutelare l'intero (scusate la ripetizione) "sistema-mondo". Un movimento universale di giovani accomunati da un sovrannazionale senso di giustizia e solidarietà, che riconosca che in fondo siamo tutti esseri umani.

Hackers, polizia e futuro

Gli hacker oramai arrivano ovunque. Non c'è sito o server nel quale non riescano a penetrare rubando materiale prezioso, segreto, che non dovrebbe essere conosciuto dal mondo "esterno" a quella rete entro la quale i file erano confinati.
Oggi un attacco sferrato dal gruppo LulzSec ha violato i database del CNAIPIC un'unità della Polizia specializzata nella lotta al crimine on-line. Nei primi documenti diffusi si legge di progetti internazionali per costituire un organo globale di "polizia cybernetica", o, ancora, di protezione dei server delle principali banche italiane. Spunta anche un documento scambiato tra la sede cinese di Gazprom ed un indirizzo e-mail che ha in qualche modo a che fare con qualcosa di "catholic".

Ecco il link al sito di Repubblica-inchieste dove potrete trovare tutte le foto dei primi documenti rilasciati.
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/07/25/foto/polizia_sotto_attacco-19588793/1/#1

Non sono che l'1% di tutto il materiale trafugato fanno sapere in un comunicato quelli di LulzSec e nei prossimi documenti raccolti dal CNAIPIC saranno coinvolte ambasciate straniere, multinazionali quali Exxon, Gazprom e istituti bancari.
Se questa è una via per ottenere trasparenza, ben venga, pur che tutto in futuro non scappi di mano e si vada incontro ad uno stato di ricatti, violazioni insensate ed ingiustificabili della libertà personale. Ovvio, non quella che i politici di turno invocano e scudo di una condotta morale-politica ed economica assai lontana da quella che si potrebbe definire "auspicabile".

sabato 23 luglio 2011

Carnevale

Per chi se le fosse perse, ecco le foto del Carnevale d'Estate tenutosi questa mattina a Monza.













Una piccola domanda: chi paga?
Stà a vedere che la manovra non basterà.

La poca acutezza dei global-conservatori

Eccoci ancora attaccati. L'Europa sotto tiro. La guerra continua. L'islam non ci dà tregua. L'integrazione non serve. Le voci illuminate di opinionisti, giornalisti da sempre difensori di una certa politica conservatrice, attenta a salvaguardare una millantata identità che si mostra solo in determinate occasioni, gridano dopo gli attentati che hanno scosso nella giornata di ieri la città di Oslo. Rivendicazione jiadista. Prima vendetta per l'uccisione di Osama Bin Laden. Peccato scoprire poi che le azioni terroristiche, che hanno causato 91 vittime, siano opera di un 32enne norvegese, cristiano conservatore, anti-islamico e di estrema destra. Così si scioglie l'impianto accusatorio, o meglio, inquisitorio che si era costruito sulla base del terrore psicologico derivante da una ottusa cecità culturale e globale. Gli stessi che glorificano la globalità dei mercati, dimenticano che assieme ad essi si "globalizza" anche la popolazione mondiale e dall'apertura finanziaria, in un baleno, si passa alla chiusura culturale. Ecco, con un poco di lungimiranza ed un pizzico d'arguzia, questa triste pagina si sarebbe evitata.

giovedì 21 luglio 2011

No all'oblio

Bambini giocano alla guerra a Mogadiscio, 2008 © Archivio privatoMentre in Italia abbiamo il nostro daffare con dei signori che decidono per noi senza averne il minimo diritto (non sono affatto eletti, bensì nominati) e cercano di salvaguardare i propri interessi, chiedendo, in cambio, forti sacrifici ai cittadini, in questa foga, stiamo glissando a proposito di un disastro umanitario, lo stiamo completamente ignorando.

da amnesty.it

Rapporto di Amnesty International sulla Somalia: "Bambine e bambini vittime di crimini di guerra"

CS070: 20/07/2011

In un nuovo rapporto diffuso oggi, Amnesty International ha denunciato
l'estensione dei crimini di guerra di cui sono vittime le bambine e i bambini
in Somalia, tra cui il sistematico arruolamento di soldati di età inferiore
a 15 anni da parte dei gruppi armati islamisti.

"Sulla linea del fuoco. Bambine e bambini sotto attacco in Somalia"
rivela l'impatto complessivo del conflitto armato in corso nel paese. Il rapporto
di Amnesty International denuncia, oltre agli arruolamenti forzati, anche il
diniego
dell'accesso all'istruzione e le uccisioni e i ferimenti nel corso degli
attacchi indiscriminati contro aree densamente popolate.

"Quella della Somalia non è solo una crisi umanitaria. È una crisi dei 
diritti umani e una crisi delle bambine e dei bambini" - ha dichiarato Michelle
Kagari, vicedirettore per l'Africa di Amnesty International.

"Se sei un bambino in Somalia rischi la vita in ogni momento: puoi essere 
ucciso, reclutato e spedito al fronte, punito da al-Shabab perché ti hanno 
trovato mentre ascoltavi musica o indossavi 'vestiti sbagliati', costretto ad 
arrangiarti da solo perché hai perso i genitori o puoi morire perché non hai 
accesso a cure mediche adeguate" - ha spiegato Kagari, sottolineando che
"la crisi umanitaria che ha colpito le bambine e i bambini in Somalia è anche
la conseguenza del fatto che negli ultimi due anni al Shabab ha impedito 
l'accesso agli aiuti".

Il rapporto analizza oltre 200 testimonianze di rifugiati somali, bambini e adulti,
che si trovano attualmente 
in Kenya e a Gibuti. Molti hanno affermato di essere stati costretti a fuggire
dalle regioni centromeridionali per evitare l'arruolamento da parte dei gruppi
armati.

Il Governo federale di transizione della Somalia è a sua volta accusato
dalle Nazioni Unite di aver reclutato, impiegato, ucciso e ferito i bambini
nel conflitto armato. Sebbene si sia impegnato a rispettare i diritti dei minori,
non ha ancora preso alcuna misura concreta per porre fine all'uso dei bambini
nei ranghi delle forze che combattono dalla sua parte.

L'istruzione è stata compromessa a causa degli attacchi indiscriminati
che hanno distrutto o danneggiato gli edifici scolastici. Nella capitale Mogadiscio,
molte scuole sono state chiuse perché gli alunni e gli insegnanti hanno paura
di essere uccisi o feriti lungo il percorso per raggiungerle.
Al-Shabab, il principale gruppo armato che si oppone al governo, ha imposto
severe limitazioni al diritto all'istruzione, impedendo ad alcune alunne di
frequentare la scuola, vietando l'insegnamento di alcune materie o usando le
scuole per indottrinare i bambini e farli partecipare ai combattimenti.

Al-Shabab sta ricorrendo sempre di più a metodi minacciosi per reclutare i bambini,
offrendo loro telefonini o danaro o compiendo raid e rapimenti nelle scuole
o in luoghi pubblici.

Alcuni bambini intervistati da Amnesty International hanno riferito di insegnanti uccisi
durante gli assalti alle scuole e di bambine obbligate a sposare i miliziani.

Una bambina tredicenne di Mogadiscio ha raccontato ad Amnesty International: "Quelli di al-Shabab sono arrivati una mattina. Hanno detto agli insegnanti che tutti i bambini dovevano essere fatti uscire dalle aule. Un insegnante ha rifiutato di obbedire ed è stato ucciso. Era coraggioso, era uno di quelli che stavano dalla parte dei diritti delle bambine".

Bambine e bambini sono stati vittime di frustate e hanno assistito a violenze terrificanti, tra cui amputazioni, lapidazioni e uccisioni compiute in pubblico dai gruppi armati islamisti. I bambini hanno anche assistito all'uccisione e alla tortura di parenti e amici.

A causa delle violazioni subite o cui hanno assistito, la dimensione del trauma tra i rifugiati somali, inclusi i bambini, è elevata.
La comunità internazionale deve aumentare le misure di protezione riguardanti il crescente numero di bambini somali separati dalle loro famiglie e accrescere il sostegno psicosociale e i programmi d'istruzione.

"Questo è un conflitto senza fine, in cui ogni giorno i bambini vivono orrori inimmaginabili. Il rischio di diventare una generazione perduta è concreto, se il mondo continuerà a ignorare i crimini di guerra che colpiscono così tanti di loro" - ha concluso Kagari.

La più grande carestia, la peggior crisi idrica e una guerra civile. Tutto insieme, sulle spalle e sulla pelle di un sol popolo, non certo forte, con possibilità di far valere i proprio diritti.
A volte è bene fermarsi e pensare che dovremmo essere umani. Se non lo siamo noi. 

mercoledì 20 luglio 2011

Lettera dall'Aquila. Il potere della disinformazione

Terremoto lAquila 300x199 Lettere dallAquila   I turisti: Ringraziate Berlusconi piuttosto che ha fatto le caseIn rete ho trovato questa lettera. Credo sia giusto diffonderla, al di là dell'emotività che trasmette, perché aiuta a comprendere la reale potenza disinformatrice della tv manipolata, delle immagini create ad hoc.
Non meritiamo tutto questo; rifiutiamolo.  

da www.dirittodicritica.com

Lettere dall’Aquila – I turisti: “Ringraziate Berlusconi piuttosto che ha fatto le case”

''Ciò che è arrivato dai tg sono le lamentele per i tempi lunghi, le lamentele per le case piccole. Ciò che non è chiaro è che qui la vita per alcuni, si è fermata al 6 aprile''
Pubblichiamo la lettera di un'aquilana che racconta la vita a oltre due anni dal terremoto del 6 aprile 2009. "Qualche tempo fa - scrive - ero alla processione a Collemaggio, e una vecchia signora, turista, mentre noi pregavamo ci è passata davanti dicendo un po' stizzita: 'e ringraziate Berlusconi piuttosto che vi ha fatto le case', ecco in quel momento io ho capito che la gente vede solo ciò che vuol vedere". Buona lettura.
Sono finita per caso sul vostro giornale, ho letto belle cose, ho visto che alle volte le parole mandano messaggi importanti, ed ho deciso di affidarvi il mio. Non so se mi prenderete in considerazione, ma io in fondo, non ho nulla da perdere, ci voglio provare. Sono una donna aquilana, vi scrivo perché da troppo tempo vedo intorno a me tanto dolore e tanta indifferenza, vedo che la vita riprende per alcuni, e vedo che per me invece non si riesce a sbloccare quel senso di angosciante agonia che mi prende, ogni volta che torno nella mia città. Ma non posso fare a meno di andare a passeggiare tra quei vicoli, su quei san pietrini, tra quei palazzi che mi hanno vista crescere, che mi hanno fatta innamorare della pace, della vita semplice, del caos nelle ore di punta, che si respirava in centro prima del 6 aprile.Ora cammino e respiro un caotico silenzio intorno a me, vedo ferite aperte, vedo gente che armata di macchinette fotografiche, vengono qui per avere un ricordo della gita, nella città distrutta, e mi viene da piangere, e vorrei gridare, urlare al mondo il mio dolore, vorrei che questo senso di impotenza mi abbandonasse almeno un attimo, e che potessi anche solo per poco rivedere il futuro come lo immaginavo prima.
Mi piacerebbe che i turisti sentissero il dolore che ho dentro, così da trasmetterlo a chi fuori dal territorio abruzzese, non sa e non ha idea del male che ci affligge, del senso di vuoto che (almeno per me è così) abbiamo dentro. Qualche tempo fa, ero alla processione a Collemaggio, e una vecchia signora turista, mentre noi pregavamo ci è passata davanti dicendo un po' stizzita: "e ringraziate Berlusconi piuttosto che vi ha fatto le case", ecco in quel momento io ho capito che la gente vede solo ciò che vuol vedere, devo dire che ho fatto una grande fatica per non piangere, ho pensato che questo incubo non ha fine. Vorrei che la gente come quella, la situazione che viviamo, potesse vederla con gli occhi del cuore, ma evidentemente è più difficile di quanto sembra, cercare di capire l'altrui sofferenza..... per fortuna di gente così non ne gira molta e i tanti che sono venuti ed hanno visto in che condizioni giace questo piccolo angolo di mondo, sono rimasti stupiti e attoniti nel riscontrare che ciò che i tg hanno riportato non sono che la minima parte del dramma che quì si sta vivendo, ciò che è arrivato dai tg sono le lamentele per i tempi lunghi, le lamentele per le case piccole, le lamentele per questo e quello, insomma le sciocchezze praticamente, ciò che non è chiaro al resto del mio popolo e del mondo, è che qui la vita per alcuni, si è fermata al 6 aprile e che, se anche si è tornati a vivere, si sopravvive, perché il male è radicato dentro e difficilmente andrà via, sino a che ci sarà la consapevolezza della incertezza per il futuro, per i nostri figli, per la nostra città, per il lavoro e per tutto il resto.
Non so se sono riuscita con il mio sfogo ad esprimere ciò che sento ma lo spero, perché sto facendo la mia battaglia di sensibilizzazione personale, con il solo scopo di smuovere le acque che ormai sembrano stagnare, come già detto non so se mai ci riuscirò, ma almeno ci avrò provato. Per chiudere vorrei chiedere ai vostri lettori, visto che è tempo di vacanze, fate una capatina a l'Aquila se potete e fatevi portavoce del dolore che scaturisce dalle ferite di questi palazzi dimenticati.
Cristina S.

martedì 19 luglio 2011

I Pm chiedono tregua

Berlusconi ancora indagato. Stavolta c'entra Annozero. Il presidente del consiglio, infatti, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Roma per abuso d'ufficio in quanto nel 2009 fece pressioni sull'allora presidente Agcom Giancarlo Innocenzi per stoppare la trasmissione di Michele Santoro.
Ennesima indagine a carico del "perseguitato". I pm dichiarano:"Ma che colpa abbiamo noi?"

Noi viviamo

Diciannove anni fa moriva Paolo Borsellino.
Nel giorno del ricordo trovo inutile ricostruire le strazianti dinamiche dell'attentato, preferirei, invece, riflettere su cosa rappresenta per noi oggi quella morte.
Come è ormai chiaro Borsellino, così come Falcone, non fu ucciso solo perché scomodo all'"organizzazione", ma per aver scoperto quel collegamento che esisteva tra Stato (converrebbe usare la lettera minuscola) e mafia; il giudice Borsellino capì che nei palazzi romani (e non) qualcuno si azionava per intrattenere rapporti reciprocamente vantaggiosi con gli uomini di "cosa nostra". E ovviamente questo infastidiva, e non poco, prima ancora che le famiglie dell'organizzazione, i politici in questione.
La politica lasciò soli Falcone e Borsellino dopo il grande colpo inferto alla mafia siciliana con il maxi-processo dell'86-87 smantellando il pool e con lui le nuove e vincenti tecniche investigative, ritornando alle azioni distinte, a compartimenti stagni dei vari uffici della procura. Qui sta la vera morte di Falcone e Borsellino. Da questo momento in poi lo Stato li ha abbandonati, mostrando quanto marcio fosse al suo interno. E' bene specificare: non tutti gli apparati statali si meritano l'appellativo di "marcio" o "corrotto", ma quelli più potenti non possono allontanarlo da loro. Per sua natura la mafia tende al potere politico offrendo in cambio potere economico, per arrivare ad ancora maggiore potere economico, senza così prediligere alcun colore, se non quello del denaro.

Se lo Stato lasciò al loro destino i giudici e i magistrati di Palermo, altrettanto non fece parte della città. Emblematiche sono le immagini dei funerali di Falcone prima, e di Borsellino poi. La gente comune assedia i rappresentanti di quello Stato corrotto, non garantista, con rabbia, dolore, disperazione ed esasperazione. Vuole cacciare quei politici indegni di rivestire alcun incarico pubblico, tanto meno se istituzionale; grida "fuori la mafia dallo Stato".
E oggi questa rabbia, questa indignazione dove le si possono rintracciare?
Nel Paese, a parte le associazioni impegnate nella lotta alle mafie, credo, in pochissimi luoghi. Di certo non è una priorità sentita dalla maggioranza degli italiani; la corruzione, la criminalità organizzata sono percepite o come profondamente radicate tanto da valutare impossibile uno scontro vincente o come fenomeno riguardante una sola area dello stivale.
Nulla di più sbagliato. Se vogliamo rimanere sul pratico e sull'attuale, basti ricordare il fatturato annuo che tutte le organizzazioni criminali del nostro Paese mettono a segno: 150 miliardi di euro. In un momento così critico per l'economia e per i conti dello Stato, non tornerebbe forse utile una cifra del genere? Questo non perché la lotta alle mafie abbia a ridursi a semplice movente economico, ma per sottolineare come sia una questione d'interesse nazionale, da nord a sud.

La lotta a tutte le mafie è un dovere di ogni cittadino italiano; un'Italia corrotta, uno Stato manipolato da interessi economici di cui beneficiano i soli e soliti noti è lontano dalle istanze della Nazione; lo Stato deve essere "adottato" da ogni singolo abitante, per non lasciare che ancora una volta il denaro e il potere divengano i mezzi ed il fine di scellerate scelte.
Tutto questo una volta che le mafie saranno sconfitte e i palazzi del potere vuotati del potere e dell'avidità. Le mafie si sconfiggono con la cultura, la partecipazione, la consapevolezza, la giustizia delle decisioni e dei gesti apparentemente più semplici ed insignificanti. Il movimento antimafia nasce da ognuno di noi. Paolo Borsellino e Giovanni Falcone sono morti per questo; noi viviamo per lo stesso.

lunedì 18 luglio 2011

In direzione ostinata e contraria

Girovagando su Youtube ho scovato questo video.
Vale davvero una sosta di una ventina di minuti dalle quotidiane occupazioni.




Don Gallo, da sempre servitore di una chiesa attenta agli ultimi, che si fa serva e non si fa riverire; un prete di strada, "con il vangelo in mano"; è l'espressione di quel sacerdozio puro che tanto sembra allontanarsi dalla religiosità espressa dal dogmatismo vuoto, pretestuoso e opulento di quel cristianesimo ipocrita tanto difeso da chi, in realtà, di cristiano ha davvero poco; né radici né rami.
Tanti oggi rivendicano il proprio essere "vero cristiano", lamentando una preoccupante deriva morale, un allontanamento dalle virtù che "una volta" la religione "insegnava" al popolo, certezza di una società solida; in realtà quello non corrisponde ad altro che non sia catalogabile come muto indottrinamento. Quei tempi, in bene e in male, oggi non sono replicabili e la chiesa di oggi è ancora troppo ancorata a quella vecchia visione ormai più che datata. Don Gallo è l'espressione di una concezione del cristianesimo che unisce la purezza della religione, lontano da fronzoli assurdi (di ovvio beneficio terreno per pochi eletti) acquisiti nel corso della storia, all'apertura di orizzonti, aggiornati alle esigenze del cittadino del ventunesimo secolo, cambiato sociologicamente e culturalmente.
Un prete in direzione ostinata e contraria, che si troverà sempre solo dinnanzi al cardinale di turno, ma non lo sarà fuori dal suntuoso palazzo.

domenica 17 luglio 2011

Tra i Banchi di Mutuo Soccorso

E ancora una volta Bossi ha sfoggiato la sua padana intransigenza, fermezza e coerenza. che dire? la casta è casta, nelle parole tutti indignati, poi, però, la solidarietà vince su tutto; anche i cuori più duri si addolciscono e non si indugia a soccorrere il bisognoso di turno. questo per smentire anche le voci più crudeli sui parlamentari, accusati di salvaguardare solamente i propri interessi. ecco la dimostrazione dell'esatto contrario: ognuno non pensa solo per sé, anzi, ci si sorregge a vicenda; il forte aiuta il debole. che poi il debole debba, d'obbligo, qualche cosa in cambio è una sottile sfumatura trascurabile. lezione di umanità e convivenza sociale.

venerdì 8 luglio 2011

Un movimento di coscienza nazionale

Donne di nuovo in piazza. Movimento No-Tav. Appelli
contro il bavaglio alla Rete. L'Italia è in continua mobilitazione. E' importante, però, sottolineare come l'Italia in azione sia formata solo da una parte di italiani, una fetta ristretta della nazione. La maggior parte dei cittadini della nostra penisola rimangono ancorati alla loro abituale vita di disinformati, pacati nella loro piatta quotidianità.
Siamo alle solite; triste continuare a ripetersi sempre lo stesso ritornello: i giornali sono letti da una minima parte della popolazione, di libri meglio non parlarne, l'italiano medio ha come principale fonte di informazione la tv. Stufi di ripeterlo e di sentirlo ripetere. La soluzione sta nel portare questa maggioranza del Paese dalla parte dell'informazione vera e non mediata dallo schermo del televisore; il movimento in continua mobilitazione deve cercare di estendersi il più possibile oltre i suoi naturali confini, altrimenti si corre il rischio di mostrarsi come la trasformazione dettata dal tempo che passa di antichi movimenti richiamanti gli anni '60 e '70. Bisogna allargare all'intera cittadinanza i principi fondanti di questi nuovi "coordinamenti del cambiamento", oppure si rischia di ripetere le disfatte che seguirono numerose lotte del Risorgimento (tanto in voga, sia per i 150 anni dell'Unità d'Itaia che per l'Economist il quale, nella sua ormai famosa inchiesta sul nostro paese auspica un nuovo movimento risorgimentale per far rinascere la penisola) poiché perpetrate da una cerchia ristretta della popolazione, senza l'appoggio del popolo tutto, che quando non remava contro, indottrinato dal clero, da una parte, e dai padroni per i quali lavorava, dall'altra, si mostrava indifferente.

Ora bisogna rendere questa parte di Italia consapevole, conscia di quella che è la realtà, di cosa non va e del perché di certi movimenti. Deve essere una posizione apartitica e la politica deve trovare spazio in quanto dovere civile di ognuno grazie al quale tutti possono e devono esser parte attiva della vita del proprio Paese. Così da riformare dal profondo uno Stato diviso al suo interno da infimi e infami interessi economici, dove politica, potere e finanza si fondono in un marasma quantomai inestricabile.
Un movimento nazionale al di sopra delle fazioni, che sappia risanare e in futuro sorvegliare.
 E che non sia solo fantasia.

domenica 26 giugno 2011

Trame sotterranee al tempo della partecipazione civile

E' quantomai chiaro che dietro la nuova loggia (siamo arrivati alla quarta) ci sia nessun altro che Marco Travaglio. Sì, è quello che Libero urla in prima pagina:"C'è Travaglio dietro la P4". E certo non si ferma: una caricatura del giornalista del Fatto, con tanto di compasso e livella e grembiule del Grande Oriente fa da sfondo. Chiaro ormai che la massoneria, insinuatasi nelle redazioni dei giornali di sinistra, nei gruppi di sinistra dei pm di sinistra, stia cercando di far cadere il governo, destabilizzare il Paese per poi prenderne il comando. Oppure la massoneria stessa è di sinistra? Ha forse importanza? L'importante è sapere che i direttori d'orchestra di questa campagna denigratoria mirata alla conquista del Paese hanno a che fare con la sinistra, sono organizzati in gran segreto, coperti dalle tenebre di una società segreta ed il gioco è fatto. Lampante. Finalmente qualcuno ha trovato il coraggio di porre tutto alla luce del sole, così da poter giustiziare, dopo un regolare processo (regolarmente sommario, s'intende), la piramide, i vari Esperti, Venerabili, Fratelli d'ogni ordine e grado. Il patrio suolo è alfin salvo.

E se fosse il contrario?
Libero parla di Travaglio dopo che in un interrogatorio Bisignani, l'uomo con contatti ovunque, che poteva far muovere chiunque e dovunque, racconta come i contenuti di indagini a carico del nome importante di turno, coperti da segreto istruttorio, argomento delle sue conversazioni con parlamentari, ministri e indagati stessi, li apprendesse dalle pagine del Fatto Quotidiano, giornale di cui Travaglio è vicedirettore. Insomma uno che ha informatori, conniventi, servitori e valletti in tutte le istituzioni e nella finanza (da oggi si sa che ne aveva anche nella Guardia di Finanza; tutto lampante e confermato) apprendeva indiscrezioni da un semplice giornale.
Ma non si vuole star qui a discutere o polemizzare sul titolo o su quanto scritto dal quotidiano di Belpietro, sarebbe troppo semplice. Il messaggio che questo vuol far intendere, spaventa. I fatti sono stati rovesciati, capovolti. Ma la realtà è un'altra.

Non è certo Travaglio con i suoi "scagnozzi" ad avere in testa un qualche progetto sovversivo o comunque diffamatorio. Il fatto (non il giornale) è che ancora una volta viene a galla quello Stato sotterraneo che ciclicamente, con facce diverse, appare alla luce del sole, ma che dopo poco tona ad adombrarsi per continuare a tessere le sue trame. Questo stato (non merita la maiuscola) parallelo è in realtà l'unico vero stato dal quale poi tutto prende il via e si attua così come lo vediamo (o non lo vediamo). E' il vero esecutivo, basato su conoscenze, voti di scambio, piaceri, asti, gelosie, lobbysmo.
Tutto ruota intorno al potere e al denaro.
Ora, si fa sempre più strada la possibilità che non vengano individuati capi d'imputazione per un possibile rinvio a giudizio, ma comunque tutto questo rimane, e, che sia penalmente rilevante o meno importa relativamente, perché non siamo d'innanzi ad un semplice reato che deve essere giudicato e poi condannato; al contrario, siamo di fronte ad una male quantomai inveterato in questo nostro stato. Un male che è già di per sé condannato, quantomeno moralmente (si sa, cos'è oggi la morale per alcuni?).  Questo stato nascosto deve essere ora eliminato per sempre. Sarebbe curioso verificare (è impossibile, certo) cosa veramente, dal dopoguerra ad oggi, sia stato deliberato ed intrapreso, dai vari governi, in seguito all'azione dell'esecutivo e dalle istituzioni, diciamo così, di facciata.  

Deve essere chiaro: c'è una ragnatela sotterranea che ha il potere di modellare decisioni (anche e soprattutto) importanti e determinanti per il nostro Paese. Ora deve essere sfiduciata, denunciata e lasciata a se stessa, perché la partecipazione civile di ogni cittadino alla vita pubblica rende inutili queste trame più o meno segrete,  dal momento che non viene lasciat alcuna breccia nella difesa dello Stato, del bene comune.

venerdì 17 giugno 2011

Un'Italia nuova

Un'Italia nuova. E' possibile se si guarda con fiducia a quello che sta accadendo nel nostro Paese, di questi tempi. Finalmente possiamo tornare ad utilizzare la lettera maiuscola dopo un lungo periodo di sconforto morale e culturale nel quale la penisola sembrava inesorabilmente affogare. Ma in quello scenario desolante erano stati sottovalutati i giovani, la loro energia, la loro rabbia, la loro indignazione. E la loro gioia, la loro voglia di contare qualcosa, di contribuire a costruire un Paese migliore. Tutto questo ha portato alla mobilitazione di massa su internet; una mobilitazione che rimane comunque appannaggio di una (forse una e mezza) generazione. Per questo l'obiettivo più prossimo di tutti quei ragazzi che hanno trovato nel web la vera piazza nella quale prendere decisioni, dare il via a mobilitazioni, condividere esperienze e idee, sta nel farsi portatori di questo nuovo spirito anche presso chi sente, per forza di cose, lontane queste nuove forme di aggregazione e condivisione. Non si chiedono gesti eclatanti o dimostrazioni più o meno rumorose: basta l'esempio quotidiano di un nuovo approccio alla vita civile nelle comunità-base (dopo la famiglia), i Comuni.

Tutto sta in due parole: Liste Civiche. Ciò che darebbe davvero il là in tutta Italia a questo nuovo movimento riformatore. Liste fatte da giovani con a cuore il destino del proprio Comune e della propria comunità. A questo si deve aggiungere una base culturale fatta di valori universali che valga da nord a sud e che coordini, così, "inconsciamente", l'attività di tutti questi nuovi cittadini nell'esercizio di una Politica più vera, spogliata di quelle pratiche subdole e parassitarie che l'hanno ridotta oggi, a livello nazionale e regionale (anche provinciale e comunale, nelle grandi città) a centro di collocamento poltrone e smistamento finanziamenti fondato su reciproci "piaceri", ricatti, insomma, operazioni assai lontane dal trasparente.

La Politica è altro da quello a cui siamo stati abituati fin dai primi anni '50 del secolo scorso. La Politica è fatta di persone, di idee, di voglia di cambiare, di contare qualcosa. Dalla voglia di giocarsi in prima persona, sapendo che ognuno è indispensabile in una comunità. Tutte queste parole sono, più o meno, le stesse che quella politica incapace di intercettare il cambiamento cerca sempre di ripetere, ma con risultati diversi. I risultati cambiano alla luce di chi pronuncia queste parole: un sistema ormai superato, incapace di rinnovarsi autonomamente, insabbiatosi in conseguenza delle sue stesse azioni, nel tempo, ormai lontano dal conservare un minimo di credibilità verso chi, finalmente, ha avuto il coraggio di rialzarsi e giocarsi in prima persona, come può ritenersi credibile? Come può pensare questa politica anche solo pronunciarle queste parole?
Al contrario, il significato cambia se a pronunciarle sono coloro i quali vi hanno sempre creduto, lontani da qualsiasi momentaneo opportunismo; se a promuoverle ed urlarle è chi vi vede l' unica e vera via verso una reale democrazia che sappia unire tutti i cittadini sotto la stessa ala costituzionale e ideale, prescindendo dalle posizioni che poi ognuno accoglierà, più vicine al proprio credo.

Da qui deve partire il nuovo movimento. Deve tendere alla formazione di una base sociale e civile dalla quale, poi, la nuova Italia prenderà il via. Giovani, (meno giovani), laureati, precari, blogger, attori, musici, poeti, artisti, insegnanti, bidelli, muratori, magazzinieri, operai, bagnini, cuochi, giornalisti, scrittori. Critici amanti del proprio Paese, fedeli alla Politica.

lunedì 30 maggio 2011

con il tempo.

promuoviamo Giuliano Pisapia a "personaggio" nella nostra piccola rubrica; non poteva che essere così. ha vinto il ballottaggio contro letizia moratti; ha ridato un po' di speranza alla sua città, Milano, ed anche all'Italia intera; quell'Italia che non ne poteva davvero più di una politica totalmente a lei estranea, distante, a tratti disprezzabile; nonchè imbarazzante e privata di ogni significato.
è vero, si può dire che non vi sia stata alcuna "rivoluzione", che molto è frutto dell'euforia del primo momento. sì, non si va errati, ma la gioia c'è: era davvero tanto tempo che buona parte d'Italia era nauseata da un gioco di potere ormai appassito, non più sopportabile; si era un popolo spento, letteralmente fermo. intendiamoci, da cinque ore a questa parte non sono cambiate le nostre vite, il nostro Paese è sempre lo stesso, ma le persone, coloro che hanno reso possibile questa vittoria, si sono fatte portatrici di un valore in più: è tornata la speranza. parole da campagna obamiana, sì, ma, con i dovuti paragoni, quello che sta accadendo ricalca le orme del recente passato americano. verrebbe da augurarsi che non le segua nel prosieguo di questo nuovo ciclo appena avviatosi. detto questo, tornando alla speranza, ne abbiamo avuta diversa dimostrazione, durante tutto questo pomeriggio, nelle due città-simbolo delle odierne consultazioni; Milano e Napoli.

come già accennato, il capoluogo lombardo ha visto la vittoria dello sfidante Pisapia su letizia moratti, sindaco uscente. la speranza che si è potuta cogliere dalle voci dei manifestanti, dalla gente comune è proiettata al superamento di una fase di buio immobilismo politico-culturale e sociale che investe ancora oggi la città. 
si ha "sete" di nuovo, di freschezza morale. dall'elettorato si alza il grido della rinascita. quindi un bisogno più morale, addirittura quasi spirituale che fisico.

a Napoli, al contrario, dova ha letteralmente trionfato Luigi De Magistris, si è potuto cogliere un bisogno carnale di speranza, immediato, celere, subito pronto, per partire da una dimensione fisica, che naturalmente riguarda il caso rifiuti, malasanità, "poltronaggio politico", per approdare ad un risveglio culturale collettivo.

due bisogni distinti, che comunque si identificano nello stesso fine: cambiamento
basta ricordare lo stato economico-sociale nel quale il nostro Paese versa: è di oggi l'indagine inps sulle pensioni; il divario tra ricchi e poveri si sta allargando, la classe media sta scomparendo; la ripresa economica ancora non si vede; il tutto contornato da una diffusa disaffezione allo Stato, alla Cosa Pubblica, alla Politica. in questo quadro tutt'altro che ben augurante, i risultati di quest'oggi si inseriscono come elemento riformatore nongià che miri alla conquista del Governo per meritato premio, ai danni dell'in carica Esecutivo eletto con regolari elezioni; ma bensì come nuoca concezione di politica che sappia riformarla dalla "cellula politica base" quale è il Comune. da qui potrà poi, col tempo, propagarsi il cambiamento vero e proprio nella vita civile del nostro Paese, la quale si coniugherà indissolubilmente a quella Politica.     

mercoledì 25 maggio 2011

referendum. un dovere

ancora una volta decisioni politiche imposte dall'alto, ignorando il grido dei cittadini. questo è il quadro che nuovamente si profila all'orizzonte della nostra Repubblica in queste ore, mentre alla Camera si discute il decreto "Omnibus", quel decreto che, una volta tradotto in legge riuscirebbe a far saltare il tavolo del referendum sul quesito riguardante il nucleare. un inganno, in nessun altra maniera è definibile questa subdola manovra attuata dalle menti a capo degli uffici strategici del governo, con la quale si salva il progetto di ritorno all'energia nucleare per fini energetici nella nostra Patria si bella e perduta. sottraendo al referendum popolare la questione nucleare il governo ha la possibilità di riproporre in futuro il piano di reinvestimento nel nucleare. ovvero quando l'incubo Fukushima sarà, con buona pace di tutti, dimenticato; quando, come essi sperano, l'opinione pubblica torni ad assopirsi sulle proprie poltrone di mediatico e antipolitico menefreghismo. sarà tutto passato e nessuno si preoccuperà di opporsi ad una qualsivoglia "legge" volta non a salvaguardare l'interesse comune, ma bensì i privilegi economici di qualche ristretto gruppo plutocratico. questo è quello che si spera. i(il) sopraccitati(o) non si sono nemmeno presi la briga di nascondere questa messinscena: l'hanno ammesso, l'emotività aveva spinto troppo in là le coscienze popolari, al referendum sarebbe stata una sonora sconfitta. non piace quando le menti si risvegliano.

questo è uno dei motivi per i quali non si deve assolutamente lasciare che queste ( le menti) ritornino nel loro sonnolento quieto vivere che sta contraddistinguendo la nostra italia da ormai troppi anni. in primo luogo le coscienze debbono rimanere vigili ora che questo decreto legge cartonato sta per essere convertito, c'è bisogno di una indignazione collettiva. qualora esso si tramutasse in legge il referendum deve essere lo stesso partecipato, perché i rimanenti quesiti sui quali si è chiamati ad esprimersi sono altrettanto fondamentali per una democrazia che vuole ritenersi "progredita, occidentale": la privatizzazione dell'acqua, risorsa necessaria per la vita, diritto non negoziabile, quanto meno "oggetto" speculativo; il legittimo impedimento, quale nazione può tollerare un primus inter pares che si trovi al di sopra delle leggi?.


il referendum è l'unica forma di effettiva democrazia diretta che è rimasta a noi cittadini. disertarlo significherebbe disinteressarsi della vita politica, quando invece questa è ciò che ci unisce come comunità, e non deve, in nessun caso, essere lasciata nelle mani di chi, poi, si sente in diritto di farne strumento per personali e/o élitarie speculazioni. 
difendiamo i nostri diritti. adempiamo ai nostri doveri.

nuova veste

..ci vuole un rinnovamento, ho pensato. ed eccolo. nuovo sfondo, nuovo titolo, nuovi caratteri. buona lettura. sperando che le novità piacciano anche a voi..

mercoledì 18 maggio 2011

elezioni, tempo nuovo. forse


Molto tempo che non ci si sente..me ne scuso.
torno a scrivere qui dopo più di un mese e lo faccio per commentare il fatto delle settimane ultime e a venire. le elezioni. cosa è successo? chi dice che il Pd ha vinto, che Berlusconi ha perso, che è in declino; "il vento del nord". chissà. fatto sta che Berlusconi ha davvero perso, ma ciò non significa che sia finito. ma l'intento non è quello di parlare di Berlusconi e della sua fine: se ne parla e se ne parlerà. piuttosto, perché perde voti? perché c'è questa netta inversione di tendenza? finalmente c'è stata, verrebbe da dire. finalmente. questo non deve divenire, però, in un fine. purtroppo il rischio c'è se si ha a che fare con la politica italiana. la scossa c'è stata perché l'elettorato è stanco, più che della persona del presidente del consiglio, del clima politico che ha creato e fomentato. sono convinto che qual ora egli fosse arrivato alle urne con un pizzico di superbia e sfrontatezza in meno di sicuro non avrebbe lasciato dietro di se la metà delle preferenze delle quali godeva nella sua città. si è spinto troppo avanti nello scontro, ha varcato soglie che nessuno, prudentemente, anzi, nessuno (poiché nessuno ne aveva mai avuto il bisogno) si era azzardato ad oltrepassare; quelle linee di demarcazione che circoscrivono i poteri e le libertà degli organi statali; quei confini, garanzia stessa della loro libertà.

vivremo pure in un'età di decadenza morale, di smarrimento etico, ma il voto di questo fine settimana ci ha risposto che l'elettorato conosce ancora un codice etico-civile da rispettare in uno Stato. gli elettori si sono accorti della deriva del loro leader (per alcuni, ex-leader) e ne hanno tenuto conto. hanno dato un segnale forte: una concezione sana di cosa sia lo Stato esiste ancora ed è più chiara negli elettori, rispetto agli eletti. questo Berlusconi proprio non se l'aspettava; la sua politica-fiction non è riuscita a sviare le menti dei cittadini consapevoli; la sua "struttura delta" come la chiamerebbe Massimo Giannini, non ha compiuto fino in fondo la sua missione. lo show è stato in parte disertato, boicottato dagli stessi presunti partecipanti.
questa distorsione della politica ha anche contribuito, dall'altra parte, a riportare alle urne quei cittadini che alle ultime chiamate avevano preferito starsene lontani, ormai disillusi dalla macchina politica, stanchi dei governi dalle mitologie del fare, da entrambe le sponde. c'è stata una riscossa. non azzardiamo, come troppo spesso si fa in questo Paese, una dichiarazione di vittoria e la sanzione ufficiale di una "rinascita della democrazia". sarebbe assurdo ed azzardato. azzardato perché di democrazia con questa classe politica, questa legge elettorale, queste forze economiche intrecciate alla politica è quasi impossibile parlare; diventerebbe una riscossa di popolo ben poco duratura, subito ammutolita da tutti quei poteri ben più potenti della politica. un cambiamento profondo, totale.

"Berlusconi ha perso". sì. tanto smanioso di vincere che si è coperto di ridicolo.
"il Pd ha vinto". non so.
i cittadini si stanno riprendendo. questo è già meglio. non è da assumere per asserzione determinante e vera per se stessa, ma qualcosa si muove.
fatto sta che se qualcosa si muove, non va in direzione dei vecchi partiti. per questo che il Pd non ha vinto. non vincerà fino a quando non riuscirà ad intercettare seriamente questi segni di ripresa di un Paese che sta pian piano maturando. intercettare non significa, poi, catturare, disilludere e perdere nuovamente in un secondo momento, ma capire e comprendere, per adeguarsi a quest'italia che non reggerà ancora per molto il disperato stato in cui versa. Comprendere e finalmente guidare lungo una strada ben definita, con un punto d'arrivo chiaro e concreto, rivoluzionario, innovativo. utopia? forse. in tal caso..fantasia

sabato 16 aprile 2011

riflessioni unite. il passato che non esiste


piazza Fontana. piazza Loggia. Italicus. strage di Natale. Ustica. Moby Prince. stragi di mafia. Falcone e Borsellino.
non sono tutte. ne mancano ancora. molte, troppe. queste sono solo alcune delle tante pagine oscure della nostra storia. oscure per la maggior parte degli italiani. qualche italiano e americano sa. la verità c'è; è chiusa in qualche stanza polverosa di qualche palazzo che pare ai più inaccessibile. è ben chiara nelle menti e nei ricordi di tanti che fingono in scioltezza. l'opinione pubblica deve continuare a vagare nel buio. deve girare a vuoto. si soffia sul fuoco del mistero, della narrazione thriller.
tutto questo non aiuta.
l'Italia è sempre più schiava del suo passato e i più non se ne rendono conto. l'Italia non è che terra di sfruttamento, di affitto. i lotti sono in vendita e il mercato dello scambio non conosce crisi.
Dante nel suo purgatorio si sfoga:
ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello
di nocchieri oggi ce ne sono troppi, ma lo stesso la barca si perde alla deriva roteando su se stessa proprio come quella dannata Moby Prince nella notte tra il 10 e 11 aprile 1991.
gli Stati Uniti sempre centrano. sempre.
le nostre vite, a più riprese, dalla fine della seconda guerra mondiale, ostaggio di rapporti internazionali. per il bene d'altra patria.
la verità non tornerà a galla.
tutti questi accadimenti sembrano avere troppi punti in comune per apparire fortuite tragedie. navi che fuggono. elicotteri che arrivano. missili. bombe. partiti. treni in fiamme. giornalisti uccisi. tentai golpe. logge massoniche. trattati internazionali. amicizie bagnate di sangue innocente. traffici illeciti. servizi deviati. l'anti-stato. mafia.
possiamo sopportare oltre tutto questo?
non ci spaventa?
come possiamo sperare in un futuro più luminoso per la nostra democrazia se il nostro passato è fitto di pieghe-piaghe misteriose (non svelate) che impediscono il pieno formarsi di una comune coscienza e storia nazionale?
accendiamo le luci.

sabato 26 marzo 2011

la coscienza dell'occidente


..scatto di coscienza..è questo a cui penso quando rivolgo i pensieri a quanto sta accadendo in nord africa..stanno attaccando la libia di gheddafi, la coalizione sta aiutando i ribelli..è una missione umanitaria. necessaria.
lo ripetono incessantemente i principali media di tutto il mondo; è quello che, ancora una volta, si vuole elevare a verità.
è fin troppo facile cadere in dietrologie, qualunquismi e pressapochismi simil-rivoluzionario-progressisti, ma c'è da prenderne atto: non è nulla di tutto questo l'intervento libico. in libia non è in corso alcuna missione umanitaria, ma solamente una corsa scoordinata che vede i principali paesi europei contendersi il rapporto privilegiato con i ribelli una volta sconfitto gheddafi, in un paese che vive di produzione petrolifera.
l'occidente non sta facendo nulla di eccezionale o meritevole, anzi..non è un caso se si è passati all'azione militare "in soccorso ai ribelli" quando ormai il raìs sembrava sul punto di riconquistare anche bengasi, roccaforte della libia libera: non si poteva più stare a guardare, si sarebbe passati alla storia come "complici" di un regime sanguinoso, folle..peccato che tutta l'europa, italia in primis, abbia sempre di fatto appoggiato (e riverito) tripoli e l'abbia armata di quegli stessi cannoni che oggi si prodiga a distruggere..non si poteva non intervenire: gli occhi del mondo erano troppo attenti a quella parte di mediterraneo; l'opinione pubblica era scioccata dal fatto che un pazzo potesse tranquillamente sparare sul proprio popolo..ma il mondo era, purtroppo, davvero troppo concentrato solo su quel pezzetto di terra e quello stralcio di cielo squarciato da missili di sangue. poco più in là, nel bahrein, il ricco regno retto sui barili di greggio estratti dalle sue viscere, un'altra rivoluzione era in corso. anche questa dopo più di un mese di proteste della popolazione sciita che, da anni, si vede negare i diritti più elementari è stata risolta nel sangue dalla polizia sunnita e dall'esercito (inviato in aiuto dagli emirati arabi uniti).
chi da poco si è schierato con gli interventisti occidentali in libia? gli emirati arabi uniti, i quali hanno concesso qualche aereo in cambio del silenzio occidentale sull'oppressione del dissenso entro i propri confini..sull'altro piatto della bilancia, qualora le potenze tanto volenterose avessero posto dubbi sulla legittimità delle repressioni interne, stavano l'importanza strategica che l'emirato rappresenta per gli stati uniti, le loro immense risorse petrolifere e una perdita di consensi a est verso l'intervento anti-gheddafi. poteva il saggio e grande occidente preoccuparsi di scorgervi un compromesso?..la coscienza a volte non conta..non serve..facile fantasticare di mondi utopici..di non-luoghi..di non-tempi..la real politik è altro..scatto di coscienza..la real politik è altro, esatto..in nome del profitto e della salvaguardia di poteri ormai alla deriva le coscienze non tacciono..non tacciano.

martedì 22 febbraio 2011

il denaro è tutto


la situazione in libia si fa sempre più disperata e l'italia sta a guardare..il nostro governo non si indigna, non prende una posizione forte..non può..i pasticci finanziari intrapresi con gheddafi glielo impediscono..possono soltanto rimanere alla porta e guardare..vedere migliaia di giovani che lottano per il loro futuro, che muoiono per un paese più libero, che è stato isolato anche dalla complicità occidentale e ultimamente soprattutto italiana.
gheddafi ci ricatta e noi, gli occidentali, conoscendo il profumo dei soldi e la dolcezza del potere lo lasciamo fare. lasciamo che ammazzi giovani innocenti. bambini. vecchi. donne. il nostro governo non si scompone. il petrolio dell'eni è troppo importante. i soldi in unicredit! vogliamo scherzare! se se ne vanno i libici crolla tutto.
e intanto la dignità e la libertà affogano nel sangue, sepolte dalle macerie delle case distrutte.
ma questo non conta. se muoiono là, non sussiste il problema che possano sbarcare sulle nostre coste. qualcuno pensa. anzi. non pensa. offende la sua stessa mente, che di certo intelligente non può essere definita.
vergogna.
che se ne vadano.

lunedì 21 febbraio 2011

Tripoli-Roma, gli effetti di un folle matrimonio

riporto qui di seguito un articolo di peacereporter che aiuta a capire fino in fondo il ruolo che ha la piccola (moralmente) italia nella vicenda delle ultime ore in libia.

free libya


..l'urlo di internet sta avendo ancora una volta un ruolo fondamentale nella rivolta libica di queste ore..siamo con voi..la barbarie umana non ha limiti, ma limiti non ha nemmeno la libertà..free libya

domenica 20 febbraio 2011

riflessioni unite


150 anni d'unità nazionale.
Nazione: complesso degli individui legati da una stessa lingua, storia, civiltà, interessi, spec. in quanto coscienti di questo patrimonio comune. dizionario Zanichelli.
è importante la seconda parte della definizione: spec. in quanto coscienti di questo patrimonio comune. gli italiani ne sono coscienti?
a giudicare da quanto sta accadendo ultimamente sembrerebbe proprio il contrario; ma anche andando indietro negli anni non cambia: una vera coscienza nazionale in italia non v'è mai stata. mai.

ciò che più di ogni altra cosa unisce un popolo è la lingua. l'unità linguistica la si è sempre ricercata fin dal tardo medioevo, sempre, però, la lingua comune è stata oggetto di un uso quasi élitario (si badi, non si vuole paragonare il volgare al latino). fatto è che il volgare che poi è divenuto lingua nazionale, è stato plasmato in una determinata area circoscritta e da un gruppo ristretto di persone. l'italia dei letterati. l'italia del popolo, pardon, il resto delle terre del popolo rimaneva nei suoi secolari dialetti che nel corso dei secoli hanno subìto varie influenze fino a giungere a noi, miriadi di tasselli di un puzzel inintelligibile che si estende dalle francofone e tedescheggianti valli del profondo nord fino agli arabeggianti porti siciliani.

si può esaltare instancabilmente l'eroismo dei nostri antenati che unificarono questa terra, ma non si può certo nascondere che un vero nazionalismo, o patriottismo dal basso non c'è mai stato.
l'italia è stata fatta dalle menti, ma il popolo, la vera sostanza di cui è un Paese, non ha partecipato in prima persona a questa unità e di conseguenza non la sente propria.
l'unità la fecero i grandi: letterati, poeti, grandi condottieri..grandi autorità culturali straniere finanziavano l'azione garibaldina o, addirittura, arrivavano in italia per combattere in prima persona, o anche solo per assistere alle sorti dei Mille..ma il popolo, in tutto questo dov'era?
era dove si ritrova oggi. quasi indifferente. l'unità si ritrovano a festeggiarla e volerla i "pensatori", quella fetta di popolazione che non si sente italiana tanto per patriottismo o amore verso la terra, ma in quanto continuatori morali di quella lunga tradizione artistico-filosofico-letteraria che ha sempre contraddistinto la penisola. tutti coloro i quali la provincia non l'hanno mai, o quasi, vissuta. tutti quelli che il popolo si sforzano di capirlo, ma non lo vivono.
con questo non voglio dire che commettano qualche peccato o mancanza; fatto sta che l'italia è divisa. non c'è nulla da fare. l'italia non è unita.
c'è un abisso (anche ideologico, di pensiero) tra l'italia dell'idea e l'italia del reale. sono due luoghi agli antipodi, non si toccano, forse si sfiorano, ma mai si toccano.
l'italia dell'idea è appunto quell'italia di coloro che la raccontano, che la osservano, che la dilaniano con il loro malgoverno (qui si esce dall'idea e si entra nel vuoto pensiero); mentre l'altra italia, quella del reale, è il paese dove ogni cittadino medio vive la sua dura quotidianità. ecco, queste due italie non si conoscono affatto; sembrano per loro natura incompatibili l'una con l'altra. ma questo solo perchè siamo in italia. solo qui il cittadino medio non riesce ad entrare in contatto con una cultura che non sia la non-cultura televisiva.
oggi questi due mondi sono più che mai in contrapposizione e ognuno non vuole smuoversi dal proprio asse.
appare chiaro come il pianeta che dovrebbe lasciare per primo la sua orbita ed andare in contro all'altro sia quello dell'italia dell'idea, chiamata a riconquistare, o forse a conquistare (definitivamente) quel popolo che tanto ha perso della sua storia. anzi. che nulla ha vissuto della propria storia, vissuta da altri al posto loro. sia per proprie colpe, che per altrui decisioni.
sta all'Italia dell'idea iniziare ad unificare oggi questo Paese e ricongiungere sotto una stessa bandiera una Nazione cosciente del proprio patrimonio comune. Italia