benvenuti!
questo è un blog libero.
qui potranno parlare tutti; e si parlerà di politica, musica, attualità; di tutto ciò che accade in italia e nel mondo.
un taccuino sempre aperto. le sue pagine sono pressoché infinite, quindi non c'è motivo per non continuare a scrivere, riflettere e buttare qualche riga.
è rivolto soprattutto ai giovani, (sono giovane anch'io), per dimostrare che in questo Paese non esistono solo i giovani che rifiutano una partecipazione più o meno attiva alla vita che li circonda.
detto questo, vi saluto sperando che da qui possa uscire
qualcosa di costruttivo...
SCollicelli

martedì 22 febbraio 2011

il denaro è tutto


la situazione in libia si fa sempre più disperata e l'italia sta a guardare..il nostro governo non si indigna, non prende una posizione forte..non può..i pasticci finanziari intrapresi con gheddafi glielo impediscono..possono soltanto rimanere alla porta e guardare..vedere migliaia di giovani che lottano per il loro futuro, che muoiono per un paese più libero, che è stato isolato anche dalla complicità occidentale e ultimamente soprattutto italiana.
gheddafi ci ricatta e noi, gli occidentali, conoscendo il profumo dei soldi e la dolcezza del potere lo lasciamo fare. lasciamo che ammazzi giovani innocenti. bambini. vecchi. donne. il nostro governo non si scompone. il petrolio dell'eni è troppo importante. i soldi in unicredit! vogliamo scherzare! se se ne vanno i libici crolla tutto.
e intanto la dignità e la libertà affogano nel sangue, sepolte dalle macerie delle case distrutte.
ma questo non conta. se muoiono là, non sussiste il problema che possano sbarcare sulle nostre coste. qualcuno pensa. anzi. non pensa. offende la sua stessa mente, che di certo intelligente non può essere definita.
vergogna.
che se ne vadano.

lunedì 21 febbraio 2011

Tripoli-Roma, gli effetti di un folle matrimonio

riporto qui di seguito un articolo di peacereporter che aiuta a capire fino in fondo il ruolo che ha la piccola (moralmente) italia nella vicenda delle ultime ore in libia.

free libya


..l'urlo di internet sta avendo ancora una volta un ruolo fondamentale nella rivolta libica di queste ore..siamo con voi..la barbarie umana non ha limiti, ma limiti non ha nemmeno la libertà..free libya

domenica 20 febbraio 2011

riflessioni unite


150 anni d'unità nazionale.
Nazione: complesso degli individui legati da una stessa lingua, storia, civiltà, interessi, spec. in quanto coscienti di questo patrimonio comune. dizionario Zanichelli.
è importante la seconda parte della definizione: spec. in quanto coscienti di questo patrimonio comune. gli italiani ne sono coscienti?
a giudicare da quanto sta accadendo ultimamente sembrerebbe proprio il contrario; ma anche andando indietro negli anni non cambia: una vera coscienza nazionale in italia non v'è mai stata. mai.

ciò che più di ogni altra cosa unisce un popolo è la lingua. l'unità linguistica la si è sempre ricercata fin dal tardo medioevo, sempre, però, la lingua comune è stata oggetto di un uso quasi élitario (si badi, non si vuole paragonare il volgare al latino). fatto è che il volgare che poi è divenuto lingua nazionale, è stato plasmato in una determinata area circoscritta e da un gruppo ristretto di persone. l'italia dei letterati. l'italia del popolo, pardon, il resto delle terre del popolo rimaneva nei suoi secolari dialetti che nel corso dei secoli hanno subìto varie influenze fino a giungere a noi, miriadi di tasselli di un puzzel inintelligibile che si estende dalle francofone e tedescheggianti valli del profondo nord fino agli arabeggianti porti siciliani.

si può esaltare instancabilmente l'eroismo dei nostri antenati che unificarono questa terra, ma non si può certo nascondere che un vero nazionalismo, o patriottismo dal basso non c'è mai stato.
l'italia è stata fatta dalle menti, ma il popolo, la vera sostanza di cui è un Paese, non ha partecipato in prima persona a questa unità e di conseguenza non la sente propria.
l'unità la fecero i grandi: letterati, poeti, grandi condottieri..grandi autorità culturali straniere finanziavano l'azione garibaldina o, addirittura, arrivavano in italia per combattere in prima persona, o anche solo per assistere alle sorti dei Mille..ma il popolo, in tutto questo dov'era?
era dove si ritrova oggi. quasi indifferente. l'unità si ritrovano a festeggiarla e volerla i "pensatori", quella fetta di popolazione che non si sente italiana tanto per patriottismo o amore verso la terra, ma in quanto continuatori morali di quella lunga tradizione artistico-filosofico-letteraria che ha sempre contraddistinto la penisola. tutti coloro i quali la provincia non l'hanno mai, o quasi, vissuta. tutti quelli che il popolo si sforzano di capirlo, ma non lo vivono.
con questo non voglio dire che commettano qualche peccato o mancanza; fatto sta che l'italia è divisa. non c'è nulla da fare. l'italia non è unita.
c'è un abisso (anche ideologico, di pensiero) tra l'italia dell'idea e l'italia del reale. sono due luoghi agli antipodi, non si toccano, forse si sfiorano, ma mai si toccano.
l'italia dell'idea è appunto quell'italia di coloro che la raccontano, che la osservano, che la dilaniano con il loro malgoverno (qui si esce dall'idea e si entra nel vuoto pensiero); mentre l'altra italia, quella del reale, è il paese dove ogni cittadino medio vive la sua dura quotidianità. ecco, queste due italie non si conoscono affatto; sembrano per loro natura incompatibili l'una con l'altra. ma questo solo perchè siamo in italia. solo qui il cittadino medio non riesce ad entrare in contatto con una cultura che non sia la non-cultura televisiva.
oggi questi due mondi sono più che mai in contrapposizione e ognuno non vuole smuoversi dal proprio asse.
appare chiaro come il pianeta che dovrebbe lasciare per primo la sua orbita ed andare in contro all'altro sia quello dell'italia dell'idea, chiamata a riconquistare, o forse a conquistare (definitivamente) quel popolo che tanto ha perso della sua storia. anzi. che nulla ha vissuto della propria storia, vissuta da altri al posto loro. sia per proprie colpe, che per altrui decisioni.
sta all'Italia dell'idea iniziare ad unificare oggi questo Paese e ricongiungere sotto una stessa bandiera una Nazione cosciente del proprio patrimonio comune. Italia

venerdì 18 febbraio 2011

m'illumino di meno


risparmiare per imparare a consumare con intelligenza. ricordando i 150 dell'Unità d'Italia.
illuminiamoci di meno. fuori.

lunedì 7 febbraio 2011

io sono tranquillo


oggi in Italia la stragrande maggioranza della popolazione non è felice. non insegue nemmeno più la felicità. il fine di ogni uomo, filosofo o operaio che sia, da quando ha messo piede su questa terra.
oggi della felicità non ce ne si fa nulla, o per lo meno ci si è stufati di inseguirla: la si vede come un improbabile miraggio, un irraggiungibile traguardo. non si ha più la coscienza di cosa sia veramente felicità; ognuno ha la sua concezione di felicità, ma oggi tutti (o quasi) hanno perso la propria.
così si finisce per accontentarsi della tranquillità.
io sono tranquillo entro le mie mura domestiche, senza alcun fastidio che possa rovinare il tepore egoistico del quale con gioia mi avvolgo.
questo è la maggior parte del nostro Paese, oggi.
la dimensione politica e, di conseguenza, quella attivamente partecipata della vita comunitaria è abbandonata, con sollievo, da quasi tutti. non si fanno pregare per lasciar passare avanti altri che possano prendere il loro posto, che per dovere spetta ad ogni cittadino, nell'amministrazione comune della cosa pubblica. in cambio il cittadino che tradisce il proprio dovere chiede tranquillità che non si declina in altro che libertà dalla oppressione burocratica dello Stato, sicurezza della propria persona dalle violenze efferate di invasori stranieri, possibilità di vivere la propria vita fregandosene di quanto accade intorno.
una concezione egoistica della vita pubblica.
questo è il terreno ideale per i partiti d'oggi. il cittadino vota colui che incarna il modello del paladino della ignorante tranquillità: una persona che offre loro sogni, illusioni, che fa credere ad un reale miglioramento della vita lungo quella strada dell'ignorante egoismo, che, ovviamente, dai convinti ed adulanti votanti è visto come elementare diritto privato assoluto, innegabile all'uomo che lavora e vuole vivere la sua vita.
il voto perde così il suo assoluto significato, quale espressione massima del volere popolare e si trasforma in moneta di scambio che non guarda più a progetti politici per un futuro, o a idee, convinzioni; diviene oggetto di baratto: un voto al partito della sicurezza in cambio di una sicurezza che in realtà mai arriverà, proprio perchè nessun problema di sicurezza sussiste.
e di voto in voto si ripete la farsa dei falsi pericoli e delle illusorie libertà conquistate.
la strada verso un Paese che tale si possa definire è ancora lunga.
150 anni? anno zero.