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qui potranno parlare tutti; e si parlerà di politica, musica, attualità; di tutto ciò che accade in italia e nel mondo.
un taccuino sempre aperto. le sue pagine sono pressoché infinite, quindi non c'è motivo per non continuare a scrivere, riflettere e buttare qualche riga.
è rivolto soprattutto ai giovani, (sono giovane anch'io), per dimostrare che in questo Paese non esistono solo i giovani che rifiutano una partecipazione più o meno attiva alla vita che li circonda.
detto questo, vi saluto sperando che da qui possa uscire
qualcosa di costruttivo...
SCollicelli

mercoledì 18 maggio 2011

elezioni, tempo nuovo. forse


Molto tempo che non ci si sente..me ne scuso.
torno a scrivere qui dopo più di un mese e lo faccio per commentare il fatto delle settimane ultime e a venire. le elezioni. cosa è successo? chi dice che il Pd ha vinto, che Berlusconi ha perso, che è in declino; "il vento del nord". chissà. fatto sta che Berlusconi ha davvero perso, ma ciò non significa che sia finito. ma l'intento non è quello di parlare di Berlusconi e della sua fine: se ne parla e se ne parlerà. piuttosto, perché perde voti? perché c'è questa netta inversione di tendenza? finalmente c'è stata, verrebbe da dire. finalmente. questo non deve divenire, però, in un fine. purtroppo il rischio c'è se si ha a che fare con la politica italiana. la scossa c'è stata perché l'elettorato è stanco, più che della persona del presidente del consiglio, del clima politico che ha creato e fomentato. sono convinto che qual ora egli fosse arrivato alle urne con un pizzico di superbia e sfrontatezza in meno di sicuro non avrebbe lasciato dietro di se la metà delle preferenze delle quali godeva nella sua città. si è spinto troppo avanti nello scontro, ha varcato soglie che nessuno, prudentemente, anzi, nessuno (poiché nessuno ne aveva mai avuto il bisogno) si era azzardato ad oltrepassare; quelle linee di demarcazione che circoscrivono i poteri e le libertà degli organi statali; quei confini, garanzia stessa della loro libertà.

vivremo pure in un'età di decadenza morale, di smarrimento etico, ma il voto di questo fine settimana ci ha risposto che l'elettorato conosce ancora un codice etico-civile da rispettare in uno Stato. gli elettori si sono accorti della deriva del loro leader (per alcuni, ex-leader) e ne hanno tenuto conto. hanno dato un segnale forte: una concezione sana di cosa sia lo Stato esiste ancora ed è più chiara negli elettori, rispetto agli eletti. questo Berlusconi proprio non se l'aspettava; la sua politica-fiction non è riuscita a sviare le menti dei cittadini consapevoli; la sua "struttura delta" come la chiamerebbe Massimo Giannini, non ha compiuto fino in fondo la sua missione. lo show è stato in parte disertato, boicottato dagli stessi presunti partecipanti.
questa distorsione della politica ha anche contribuito, dall'altra parte, a riportare alle urne quei cittadini che alle ultime chiamate avevano preferito starsene lontani, ormai disillusi dalla macchina politica, stanchi dei governi dalle mitologie del fare, da entrambe le sponde. c'è stata una riscossa. non azzardiamo, come troppo spesso si fa in questo Paese, una dichiarazione di vittoria e la sanzione ufficiale di una "rinascita della democrazia". sarebbe assurdo ed azzardato. azzardato perché di democrazia con questa classe politica, questa legge elettorale, queste forze economiche intrecciate alla politica è quasi impossibile parlare; diventerebbe una riscossa di popolo ben poco duratura, subito ammutolita da tutti quei poteri ben più potenti della politica. un cambiamento profondo, totale.

"Berlusconi ha perso". sì. tanto smanioso di vincere che si è coperto di ridicolo.
"il Pd ha vinto". non so.
i cittadini si stanno riprendendo. questo è già meglio. non è da assumere per asserzione determinante e vera per se stessa, ma qualcosa si muove.
fatto sta che se qualcosa si muove, non va in direzione dei vecchi partiti. per questo che il Pd non ha vinto. non vincerà fino a quando non riuscirà ad intercettare seriamente questi segni di ripresa di un Paese che sta pian piano maturando. intercettare non significa, poi, catturare, disilludere e perdere nuovamente in un secondo momento, ma capire e comprendere, per adeguarsi a quest'italia che non reggerà ancora per molto il disperato stato in cui versa. Comprendere e finalmente guidare lungo una strada ben definita, con un punto d'arrivo chiaro e concreto, rivoluzionario, innovativo. utopia? forse. in tal caso..fantasia

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