benvenuti!
questo è un blog libero.
qui potranno parlare tutti; e si parlerà di politica, musica, attualità; di tutto ciò che accade in italia e nel mondo.
un taccuino sempre aperto. le sue pagine sono pressoché infinite, quindi non c'è motivo per non continuare a scrivere, riflettere e buttare qualche riga.
è rivolto soprattutto ai giovani, (sono giovane anch'io), per dimostrare che in questo Paese non esistono solo i giovani che rifiutano una partecipazione più o meno attiva alla vita che li circonda.
detto questo, vi saluto sperando che da qui possa uscire
qualcosa di costruttivo...
SCollicelli

sabato 27 novembre 2010

quando sapremo guardare

rimaniamo o ce ne andiamo?..che facciamo?..ogni giorno in questo Paese trascorre inesorabilmente identico a quello precedente..niente di nuovo..anzi, anche peggio!..rimanere per combattere?..e per cosa?..sappiamo quello che vogliamo?..le dimissioni di berlusconi?..può essere, ma deve essere chiaro che quell'uomo non è il male del nostro paese, o meglio, se se ne va lui, non si risolve nulla..sono tutti pronti a scatenare una guerra pur di accaparrarsi il trono vacante..e tutto come prima.
lo si dice sempre..<è il sistema che è malato>..è proprio così..c'è un cancro da eliminare..curarlo è impossibile..sperando che il corpo nuovo non si ammali a sua volta..ed il pericolo è molto più che reale..la corruttibilità dell'animo umano rende tutto questo possibile..di generazione in generazione tutto si degrada..si perde un pezzo alla volta..e tutto è potere e denaro..la cosa pubblica, è cosa pubblica?? oramai è cosa privata..è di coloro che la utilizzano per specularne, abusarne, trarne benefici grazie ad amici facilmente corruttibili; ovviamente alle e sulle spalle dei cittadini che tacitamente ne pagano le conseguenze. e come le pagano?..in moneta certo..ma soprattutto nell'abbandono di fiducia e affezione verso quella "cosa pubblica" che in quanto pubblica è di ognuno di noi e ognuno di noi è chiamato a ritenersi sì fruitore, ma soprattutto guardiano, garante..non è più tempo che si deleghi mansuetamente a "estranei"..bisogna riappropriarsi di quello che ci appartiene..che appartiene alla coscienza collettiva, alla responsabilità collettiva.
qual'è il gioco che si perpetua da anni?..semplice..prendiamo ad esempio la tv: ci fanno credere che un gruppo di direttori, giornalisti, conduttori, stiano utilizzando in maniera impropria le reti pubbliche, pagate con i soldi dei contribuenti..il popolo ignorante s'inalbera: >..e i governanti..>..il famoso >..e così delegati dall'ignoranza si ritrovano ad essere i padroni legittimati di quello che non dovrebbe invece avere padroni, o meglio dovrebbe avere controllori, delegati dal popolo, posti a salvaguardia della corretta gestione dell'apparato e del perseguimento di quegli obiettivi che, lungi dall'essere mero guadagno, dovrebbero guardare all'interesse del popolo..e quando qualche coraggioso "giusto" si affaccia in un meccanismo inceppato, con l'intenzione di fare il possibile per riavviarlo, viene cacciato dal Consiglio del Nostro, (loro).
siamo davvero una parte insignificante..mah..se le voci urlano nel deserto sì..ma se lo fanno in una strada affollata, prima o poi qualcuno che non va di fretta si ferma ad ascoltare..e il bambino potrà finalmente urlare che il re è nudo..e tutti finalmente guarderanno.

venerdì 19 novembre 2010

gli ultimi villaggi


..voltaire diceva che in provincia è più facile la vittoria dell'ignoranza sulla ragione..parole attuali ancora oggi?..l'ignoranza è certamente diffusa in larga misura, ma ciò che esplicava voltaire trova ancora oggi conferma, a riprova che certi schemi, nella storia dell'umanità, si ripetono o addirittura sono insiti ad essa e di conseguenza non svaniscono. ed è così che si possono trovare sui social networks frasi razziste e xenofobe uscire dai tasti di giovani principalmente di provincia..è nel paese più o meno esteso e popolato che si annida una radicata insofferenza e disconoscenza verso l'universo, per così dire, esterno..non vi sono (nella maggior parte dei casi) quell'attenzione e quella partecipazione che, anche se impercettibilmente, si possono riscontrare nei centri più estesi..sono nei paesi di provincia le "tane" dei partiti fobici e ignoranti..è qui che "coltivano" le "menti" future, o meglio gli spenti futuri..sì..spenti..che si fanno trascinare da altri..dall'ignoranza..dalla non-conoscenza..da falsi ideali..e dall'egoismo.
..non ci sono padroni..non è casa vostra..è il mondo..sono la cultura..la conoscenza..l'apertura..l'accoglienza..il rispetto..la curiosità..la libertà che fanno di un luogo, un posto in cui vivere armoniosamente..la cultura..che i padroni non hanno..e rimarranno per sempre padroni-carcerari delle loro povere menti.

martedì 9 novembre 2010

è la morte del pensiero. la paura ha vinto


..smarrimento. è la prima emozione che, violentemente, si impossessa di me. non è possibile. no.
purtroppo è successo. brescia, mattina dell' 8 novembre 2010, via s.faustino. un gruppo di poliziotti in assetto antisommossa fronteggia una piccola folla di comuni cittadini e immigrati. gli immigrati sono lì da più di una settimana, a sostenere i sei amici che da 9 giorni sono, per protesta, arrampicati a 35 metri d'altezza sulla ormai famosa gru del cantiere della stazione del metrobus.
alle 5.45 del mattino, la polizia è arrivata e velocemente e ha sgomberato il presidio che gli immigrati stessi avevano creato fuori i cancelli del cantiere, per essere di sostegno ai compagni sulla gru, visto lo smantellamento-inganno del precedente presidio in via lupi di toscana.
tutto fila liscio: fermi, trasferimento di dodici manifestanti nei centri di identificazione e espulsione.
con le luci dell'alba s'affacciano per strada cittadini in cerca di spiegazioni, cittadini solidali con i manifestanti, immigrati che ribadiscono l'appoggio ai manifestanti cacciati.
e siamo alla scena d'apertura. a capo del manipolo di poliziotti c'è il vicequestore di brescia, che in abiti casual tenta una forma di dialogo (definizione forzata, in quanto un dialogo si ha tra interlocutori che espongono il loro pensiero e si fermano ad ascoltare l'altrui) con i manifestanti.
c'è arroganza nella voce dei poliziotti. arretrate. arretrate, intimano. non potete stare qua. andatevene. disperdetevi. è il vicequestore che urla. perchè dobbiamo arretrare?. siamo qui per discutere. suolo pubblico! urla qualcuno. andatevene da un'altra parte a discutere. è sempre il vicequestore. sembra frustrato. assume un tono autoritario, che per nulla si confà alla situazione. il fiammifero è vicino alla miccia. troppo vicino. andatevene!. andatevene o carico!. cosa vuoi caricare?!. siamo qui per parlare!. non vogliamo la violenza!. basta con la violenza!. assassini!.
sono cittadini. cittadini. "i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi. per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non deve essere dato preavviso. delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica". così recita l'articolo 17 della nostra Costituzione.
quei cittadini si sono riuniti pacificamente e con le sole armi del loro pensiero e della loro indignazione. sono le armi che fanno più paura . sono su suolo pubblico. non hanno dato preavviso. beh non avevano intenzione di riunirsi, sono accorsi a causa della presenza della polizia; si sono trovati lì tutti insieme per caso.
se non ve ne andate parte la carica. è il vicequestore. guardandolo vengono alla mente le parole di tagore "tanto facile è soffocare, in nome della libertà esteriore, la libertà interiore dell'uomo". si lancia in avanti contro un ragazzo, spaventato. caricate. lo dice una tranquillità disarmante. sconcertante. caricate. quasi a dire "vedete, non abbiamo paura di far male. non ce ne frega niente del buonismo (che per chiunque si chiama intelligenza) che si è sempre usato con gente come voi. obbedite ai nostri di ordini". la gente scappa. i poliziotti corrono brandendo i manganelli. qualcuno cade. altri si appiattiscono contro muri e serrande di negozi ancora chiusi.
una donna viene braccata. il vicequestore la tiene ferma. altri cittadini cercano di difenderla. non ha fatto nulla. un uomo si intromette. lasciatela, non ha fatto nulla. non si può usare questa violenza. ma perchè bisogna arrivare a questo?. lasciatela. dai. l'accento bresciano è forte. il vice questore si gira verso un collaboratore. questo signore viene con noi. prendetelo e portatelo via.
altre cariche poi si susseguiranno. la tensione rimarrà alta.
ma nulla di ciò che è successo sembra razionale.
nulla.
come si può rispondere con tanta violenza a comuni e pacifici cittadini che semplicemente si interessavano del bene della loro città?. come?. c'è ancora spazio per manifestare liberamente e pubblicamente le proprie idee, anche se scomode agli occhi di chi governa?.
"non condivido la tua opinione, ma farò il possibile, affinchè tu possa esprimerla". così sentenziava Voltaire. e oggi?. si direbbe che così più non è. non qui.
tra quei cittadini non c'erano aizzatori di professione che spesso si incontrano nei cortei. nessuno era armato di spranghe o bastoni. persone che si rifugiano nella chiesa. un'immagine dal sapore antico, ma almeno lì i poliziotti hanno avuto il pudore e il rispetto di non entrare.
la morte dei diritti. la morte del Diritto. "tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza". "nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato". "ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza". Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. l'uomo che è stato fermato, cosa di tanto grave ha commesso per meritare il fermo?. non si è stati privati della cittadinanza, sapendo che per cittadino si intende "colui che partecipa alla vita pubblica della comunità. come tale il cittadino è titolare di diritti e soggetto delle decisioni"?. contrario del cittadino è il suddito "colui che delle decisioni è solo oggetto". e ieri, quei cittadini si sono trasformati tutti in sudditi. sudditi della paura. dell'ignoranza, che la genera.

domenica 7 novembre 2010

punto e a capo. sempre lo stesso


capita che, spulciando il sito delle Camere, si finisca, non si sa come, a leggere il testo della conversione in legge di un decreto emanato il 30 dicembre 2009 così titolato "Disposizioni urgenti per la cessazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti nella regione Campania, per l'avvio della fase post emergenziale nel territorio della regione Abruzzo ed altre disposizioni urgenti relative alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed alla protezione civile".
l'articolo 1 è dedicato all'emergenza terremoto in Abruzzo e dispone il passaggio di consegne del "grado" di Commissario delegato per la ricostruzione, al Presidente della regione; di conseguenza egli viene messo a capo di un organo il cui compito è quello di riorganizzare la ricostruzione giostrando e smistando le risorse che il Governo avrà l'accortezza di inviare (2 milioni di € tra il 2011 e il 2013, abbastanza pochi verrebbe da dire); fatto sta che l'"investitura" di Commissario delegato, non permetterà al presidente della regione di gestire tutti i fondi e tutti i cantieri della ricostruzione: infatti, sempre nell'articolo 1 si specifica come "Il Presidente della regione Abruzzo assume le funzioni di Commissario delegato per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile 2009 [...] operando con i poteri e le deroghe di cui alle ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri adottate per superare il contesto emergenziale, e prosegue gli interventi di primo soccorso e di assistenza in favore delle popolazioni colpite dai medesimi eventi, ad esclusione degli interventi per il completamento del progetto C.A.S.E. e dei moduli abitativi provvisori (MAP) e scolastici (MUSP)".
ciò significa che il Presidente della regione diviene sì Commissario, ma non gestisce tutti i fondi destinati all'emergenza, solo una minima parte; infatti il progetto C.A.S.E. altro non è che quell'insieme di abitazioni ultra-moderne che costituiscono la tanto odiata new-town, e, sempre il caso vuole che sia l'operazione che porta in circolo il maggior quantitativo di denaro in tutta la faccenda. in sostanza la fetta più grande della torta rimane in mano alla presidenza del consiglio e alla protezione civile, che, senza gara d'appalto, possono decidere a chi donare quel fiume di denaro pubblico destinato all'emergenza, senza che i cittadini destinati a subire le colate di cemento sul proprio territorio possano mettere parola o esprimere opinione.
oggi queste C.A.S.E. sono ultimate, con una spesa pari a 1.030.601.052,00 €, unmiliardotrentamilioniseicentounomilacinquantadue euro (dai dati forniti dalla protezione civile), soldi pubblici, regalati a imprese che hanno applicato costi a volte superiori del 40% rispetto al costo reale del lavoro. e siamo punto e a capo. l'italia. con la i minuscola. aspettando che risorga quella vera. facendola risorgere.

venerdì 5 novembre 2010

la non-democrazia


.."non diamogli da mangiare né da bere. lasciamoli lì".
così i rappresentanti in loggia di quell'amabile partito di intellettuali verde marchiati hanno reagito alla "presa" della gru di uno dei cantieri del "metrobus" da parte di sei immigrati.
..non diamogli da mangiare..ospitalità non gliene abbiamo data..lavoro nemmeno..il cibo si sono arrangiati a procacciarselo: sono una comunità, e in una comunità, come è giusto che sia, si aiutano a vicenda..ma è la loro comunità, non la nostra..perchè?..perchè non siamo stati capaci di evitare che andassero su quella gru?..perchè in questo paese per farsi ascoltare bisogna sempre uscire dalle regole, ricavandone così un dolce passaggio dalla parte del torto?..rimanendo, di conseguenza, al punto di partenza, dopo aver guadagnato magari una denuncia per interruzione di pubblico servizio o, peggio, per sabotaggio..sono così importanti quei 25 mila € che ogni giorno si perdono, a causa del blocco dei lavori in quel cantiere!..ma al salario che non ricevono loro nessuno bada..e gli operai che avrebbero dovuto lavorare in quel cantiere e che invece sono rimasti a casa in questi sei giorni, qualcosa avranno pensato..immigrati del cazzo. per colpa di questi che non se ne stanno al loro paese io non posso lavorare..?..può essere che si siano così sfogati. ciò che sarebbe auspicabile in una democrazia, (no..in una democrazia non si salirebbe a 35 metri per farsi ascoltare), in una società e in una comunità solidali, sarebbe il seguente pensiero..sono su una gru, mi impediscono di lavorare: cazzo, facciamo qualcosa perchè possano scendere e io riprendere il mio lavoro.
questo vorrebbero una società e un'epoca moderne..moderne nel pensiero..e il pensiero, troppo spesso, purtroppo, si limita alla teoria.
..non lasciamoli soli su quella gru..e non bolliamola come "lotta loro"..riguarda tutti noi..tutti..veri cittadini.
ps.
.."lotta dura, senza paura"..è uno degli slogan che campeggia sulla gru della protesta..ha un sapore cronologicamente passato..e idealmente antico..lasciamo al tempo che è stato tali fantasmi..se l'occhio e la mente non sono tesi al futuro, non sarà l'ultima gru a rimanere ferma..

domenica 31 ottobre 2010

la politica. ritorniamo all'é


Oramai non c'è nemmeno più la voglia di commentare oscene, ma ahimè abituali, mostruosità della nostra politica. L'ultima per ordine di tempo investe, nuovamente, il presidente del consiglio che, quale uomo "amante della vita e delle donne", nonché "generoso verso chi ha più bisogno", si è fatto ingenuamente trascinare in un'altra storia ripetente la struttura feste-donne-soldi-sesso..siamo appunto ormai stanchi di commentare i fatti in sé.. ma la rabbia che ne scaturisce è tanta e non mancano la voglia e la forza di reagire..sarà, la mia, utopia giovanile, ingenuità..ma non voglio credere che la nostra politica sia solo questo..perchè, intendiamoci, essendo il presidente del consiglio la figura più in vista, si sa più a proposito della sua vita privata, ma sotto, alle radici, vi è un sistema più che mai corrotto, fatto di clientelismi spesse volte favoriti dall'uso "merciale", non commerciale, della donna..ne sono esempi i casi, berlusconi appunto, bertolaso, mele e via allungando la lista fino ad una fine (si spera)..ma può un paese essere governato in tale maniera?..lasciamo perdere la demagogia del "siamo in un momento di crisi, occupiamoci di politica, ma invece il presidente del consiglio cosa fa?"..evitiamola..estraiamo il tempo dalla nostra dimensione..c'è un momento in cui ci si può permettere di governare bene e uno in cui ci si può permettere il contrario? No..non è pensabile un sistema basato su tali teorie. Il governo, qualsiasi esso si tratti (di un Paese, di una società...) deve mirare solo ed esclusivamente al benessere di coloro che devono essere governati, ma attenzione!..senza scadere nei nazionalismi fanatismi autarchici..è facile, ed ingannevole, intendere il benessere sociale alla stregua di un patto sociale..ci si è provato, giungendo ad una conclusione pressoché catastrofica, in quanto l'uomo è soggetto alle tentazioni e "il potere è l'afrodisiaco più forte"..entriamo nuovamente in una dimensione utopica e trasportiamola in un eterno presente: la virtù, l'etica e la responsabilità, nella politica, e quindi nel governo, devono essere elementi fondanti e atemporali, staccati da ogni etichetta partitica..purtroppo rammarica dover dire che la politica dovrebbe essere, quando invece si dovrebbe poter dire continuamente è..ed è troppo tempo che non ci riesce di dirlo..davvero troppo.

sabato 16 ottobre 2010

la riscoperta


..guarda quant'era bella in quei ricordi la vita..è vero si piangeva di più..ma si provavano emozioni..erano lì, le si toccava..ora che si fa?..le si va a cercare, alla disperata, in qualsiasi buco di strada..la si cerca e spesso si trova quella sbagliata..
allora era tutt'altra cosa..le case..le strade polverose..i profumi..l'erba..gli alberi..i muri scrostati della chiesa..le mucche che pascolavano sui monti e le osterie che raccoglievano il paese dopo il lavoro, alla sera..quando anche i mulini si fermavano e gli uomini tornavano dalle fucine con le loro lampade a petrolio tese innanzi ad illuminare la strada ciottolata..
..e le donne che soavemente passavano le loro giornate tra il fuoco e la stalla..e in cerchio con i bambini, attorno alle bestie per godere del loro calore, durante l'inverno raccontavano storie filando la lana..quasi fosse un decamerone profano..
e là sulla corna più alta..l'uomo del monte, che quieto scendeva a mendicare ciò di cui avrebbe fatto volentieri a meno, per godere appieno di quell'unica vita che gli era stata donata..era proprio per quello che se ne era fuggito là in una roccia per casa: voleva staccarsi da quel mondo, ma non perchè lo temesse o lo disprezzasse..semplicemente lui non era di quel mondo..aveva trovato la sua dimensione..
..e il parroco che lentamente spostava il pennino dal calamaio al foglio e ne faceva cadere una goccia, rovinando così un noiosissimo lavoro che gli aveva rubato una mezz'ora buona..
..ma ora di tutto questo cosa rimane?..forse nulla..ma la memoria subentra dove l'intelletto umano ha peccato, o forse dove l'avarizia e il capitale hanno trionfato..ma senza il capitale che ne sarebbe stato?..di sicuro saremmo ancora vicini a quella contadina memoria..un male?..la storia prosegue e qui ha lasciato la sua impronta..ogni singola mutazione sociale, politica, economica e culturale qui ha raccolto i propri frutti..specchio ideale del Paese, "piccolo" borgo di sub-borghese cultura, abbandonato dalla tua alta prole, costretta dalla sua strana epoca, e lasciato alla tua bassa prole, anime molte di nulla cultura, ignare della tua storia, sfruttatrici della tua terra...

mercoledì 13 ottobre 2010

la sacra rappresentazione dei nostri tempi


l'assemblea è più agitata del solito..no..più partecipata..ed è un bene e un male..sì è bene perchè è un fattore nuovo, importante..ma è sceso un alone di rassegnazione che getta sconforto in coloro che come me stanno attenti e osservano....il girarsi di teste..la voce di coloro che parlano..inspiegabilmente le luci sopra il palco sono state lasciate spente..questo crea un leggero senso di sonnolenza, ma è subito spazzato da ciò che viene quasi urlato nei microfoni gracchianti..la raccolta differenziata..non è da fare!..no!..non tutti sono abituati, quindi per evitare che si sbagli il cestino, non la si fa!..questo schiaffo mi viene sbattuto in piena faccia dalle casse..ho sentito male..no..l'ho ripete..non è possibile..mi si gela il sangue nelle vene..eccoli qui i ragazzi del duemila..lo specchio dei nostri tempi..il futuro..qui riunito per non smentire una società che spopola, cattura menti e genera una sottile nebbia grigia..per consacrarla..non per sacrificarla, ma per innalzarla..in un ripido anfiteatro chiuso e stretto tra le voci di chi è già nato battezzato..di chi si sente a casa..anzi non sente..è la sua cattedrale..è ovunque la loro cattedrale..mentre nella mia testa e nella sua cerchiamo di affrescare la parete dei sogni..un affresco che per un attimo si è incrociato, per poi dividersi e lasciare i pennelli a mezz'aria, pronti per una nuova danza sulle note del tempo..

domenica 10 ottobre 2010

i ragazzi di san pietroburgo

erano pronti a riceverli, quei ragazzi italiani che sarebbero arrivati nel gelido dicembre russo..li avrebbero accolti con calore, per non far loro notare i meno quindici gradi..ma un giorno e' stato loro comunicato che l'università non li avrebbe più fatti arrivare..l'università non avrebbe più rinnovato il contratto ai loro professori..la loro università non aveva più un soldo.
il loro futuro stava lentamente svanendo..si stava sgretolando pian piano sotto i loro piedi..
già sarebbe stato un dolore non poterli ospitare nelle loro vere case..eh..si capisce..loro venivano dall'Italia, non li si poteva far vivere in quaranta metri quadrati con altre tre persone e senza il bagno..non si poteva..avrebbero accettato così, a malincuore, di farli dormire nelle camere della loro antica e splendida università..ma ora..non potevano più averli..e loro non avrebbero più avuto l'Italia..la loro vita..loro artisti..gli si insegnava che l'Italia era, è e sarà la patria degli artisti..l'Arte..ma ora?..tutto si perdeva..non li avrebbero mai conosciuti quei figli dell'arte..figli dell'arte?..erano, questi figli dell'arte, consapevoli di ciò che li aspettava fuori dalle monotone e internazionali porte scorrevoli dell'aeroporto?..lo sapevano?..con che faccia si presentavano a quella realtà?..avrebbero continuato a ridere?..e quando avrebbero smesso?..lì è la morte..
è la morte dei sogni..la morte del futuro..
cosa possono giovani universitari dinnanzi ad una tragedia?..torneranno a casa..in quei quaranta metri quadri..rivolti a pregare verso l'angolo rosso..e che il dio che li ha traditi si penta..

sabato 9 ottobre 2010

arcade fire

gli arcade fire sono un gruppo canadese formatosi nel 2003 a montreal.
non è questo il luogo per prodigarsi in biografie più o meno attendibili..quindi ci concentreremo solo sulla loro musica.
è uno di quei gruppi che già al primo ascolto riescono a dare un qualcosa che li contraddistingue dalla scena alla quale siamo oramai tristemente abituati; infatti esprimono un indie rock melodico, mai scontato, basato su un'intelligente insistenza ritmica..le melodie sono fantasiose e prendono appieno l'ascoltatore..i temi trattati nei loro testi spaziano dal sociale al politico, passando per una riflessione sull'essere umano, tutto magistralmente accompagnato da un suono adeguato, ma non opprimente..è questa, credo, la loro grande qualità: una semplicità che non scade, però, nella "bassezza"..riescono a semplificare il difficile ed a ricamare il semplice..
per molti la loro vera forza sono i live..senza dubbio lo sono in quanto ad emotività e coinvolgimento..nove musicisti scatenati su un palco sono sempre uno spettacolo..personalmente, in studio certe forzature e stonature sono impossibili..e i dischi sono quindi più apprezzabili per "l'orecchio fino"..in ogni caso sanno dare un sapore nuovo al rock..un rock senza eccessi..che se si fosse ancora nell'età d'oro..beh..non sarebbero sconosciuti al grande pubblico..ma forse è meglio così?..

l'ultimo album
the suburbs
è questo il titolo del nuovo lavoro discografico della band..un'ode rock alle classiche provincie americane, che tuttavia possono essere collocate in qualsiasi punto dell'occidente provinciale..
il disco è una miniera d'oro in quanto a sonorità e stili toccati..si va dal rock classico..al classico indie..fino ad accenni di folk e reggae..i numerosi strumenti convivono armonicamente, grazie ad arrangiamenti di tutto rispetto e intuizioni geniali..
in quanto ai testi..sono lineari..semplici, ma accattivanti, provocatori..e trasmettono un senso di realtà vissuta..che si può toccare ed assaporare attraverso le musiche..
un grande lavoro che continua la grande, se pur breve, tradizione..

nuovo

c'è un assoluto bisogno di nuovo..aria..non si respira più.
la politica, le nostre città la nostra cultura la musica che passano..c'è bisogno di nuovo.
anni e anni che tutto ruota attorno a se' stesso. un cerchio continuo senza principio e senza fine.
ciò che si mostra è antico; anzi non antico, perchè "antico" acquista una connotazione rispettosa, diciamo piuttosto, VECCHIO..e con quel disprezzo riservato solamente a qualcosa che veramente ci nausea..vecchio..un vecchiume marcio..i nostri vecchi, non sono vecchi; sono antichi, preziosi.
l'istituzione è vecchia..il mondo che vuole essere noi imposto è vecchio..
liberiamoci..respiriamo a pieni polmoni..noi desideriamo respirare, ma ci è negato.
se la storia è un ciclo..a quando una nuova "gloriosa rivoluzione"?
rinascita, rivoluzione..ri-..
ricominciare

venerdì 2 luglio 2010

si è detto che questo blog tratterà di politica...per prima cosa voglio chiarire che secondo me la politica mondiale tutta, oggigiorno altro non è che un organo a supporto delle lobby, e che quindi cerca non di adempiere alle proprie primarie funzioni, ma bensì a salvaguardare gli interessi di coloro che detengono il potere finanziario...quindi oggi la politica non è che qualcosa di subordinato a qualcosa d'altro e non vive più, come invece dovrebbe essere, di quella partecipazione attiva dei cittadini, vera linfa per uno stato democratico...parlando di ciò, vorrei ricordare un periodo della storia e della filosofia greca, che in parte rispecchia il nostro tempo: la filosofia platonica viveva della discussione di idee riguardanti principalmente la politica, tant'è che l'opera più importante del filosofo ateniese è non a caso "la repubblica", un insieme di dialoghi dove platone espone la sua repubblica ideale, governata da un principio fondamentale da perseguire: la giustizia...ma non divaghiamo...(si tornerà su questo argomento)...il suo allievo aristotele, invece, pur vivendo poco tempo dopo, si trova in un contesto socio-politico-territoriale profondamente mutato:infatti egli vive la nascita e l'apice dell'impero macedone, e proprio l'avvento di questo aveva cancellato in gran misura l'autonomia delle città stato, inaugurando così una politica più "internazionale", con il conseguente disinteressamento dei cittadini alla vita politica, riscontrata nelle ricerche filosofiche dello steso aristotele, non più volte alla politica, ma all'istruzione e all'indagine di "ciò che c'è oltre il visibile", la metafisica...
ecco...prendendo la situazione italiana...se si paragona l'epoca platonica alla nostra prima repubblica e quella aristotelica ai giorni nostri penso che non ci si sbagli di molto...l'"improvvisa" apertura al mondo dovuta all'inarrestabile globalizzazione, ha prodotto una graduale disaffezione alla politica su respiro nazionale?...con un'inasprimento della "provincializzazione"?...e un ritorno al "campanilismo" che nulla ha a che vedere con la politica?...
ciao a tutti!
questo è un blog libero.
qui potranno parlare tutti; e si parlerà di politica, musica, attualità; di ciò che accade in italia e nel mondo.
il nome deriva, chiaramente, dall' iperuranio di platone; il mondo delle idee appunto.
questo nome indica, però, anche il fatto che il fine (o punto di partenza) di questo blog è quello di discutere e proporre idee. idee che magari possono aiutare a migliorare questo mondo...
questo blog è rivolto soprattutto ai giovani, in quanto anche io ne faccio parte, per dimostrare che in questo paese non esistono solo i giovani che rifiutano una partecipazione più o meno attiva alla vita che li circonda.
detto questo, vi saluto sperando che da qui possa uscire qualcosa di costruttivo...
occhidibosco