benvenuti!
questo è un blog libero.
qui potranno parlare tutti; e si parlerà di politica, musica, attualità; di tutto ciò che accade in italia e nel mondo.
un taccuino sempre aperto. le sue pagine sono pressoché infinite, quindi non c'è motivo per non continuare a scrivere, riflettere e buttare qualche riga.
è rivolto soprattutto ai giovani, (sono giovane anch'io), per dimostrare che in questo Paese non esistono solo i giovani che rifiutano una partecipazione più o meno attiva alla vita che li circonda.
detto questo, vi saluto sperando che da qui possa uscire
qualcosa di costruttivo...
SCollicelli

lunedì 30 maggio 2011

con il tempo.

promuoviamo Giuliano Pisapia a "personaggio" nella nostra piccola rubrica; non poteva che essere così. ha vinto il ballottaggio contro letizia moratti; ha ridato un po' di speranza alla sua città, Milano, ed anche all'Italia intera; quell'Italia che non ne poteva davvero più di una politica totalmente a lei estranea, distante, a tratti disprezzabile; nonchè imbarazzante e privata di ogni significato.
è vero, si può dire che non vi sia stata alcuna "rivoluzione", che molto è frutto dell'euforia del primo momento. sì, non si va errati, ma la gioia c'è: era davvero tanto tempo che buona parte d'Italia era nauseata da un gioco di potere ormai appassito, non più sopportabile; si era un popolo spento, letteralmente fermo. intendiamoci, da cinque ore a questa parte non sono cambiate le nostre vite, il nostro Paese è sempre lo stesso, ma le persone, coloro che hanno reso possibile questa vittoria, si sono fatte portatrici di un valore in più: è tornata la speranza. parole da campagna obamiana, sì, ma, con i dovuti paragoni, quello che sta accadendo ricalca le orme del recente passato americano. verrebbe da augurarsi che non le segua nel prosieguo di questo nuovo ciclo appena avviatosi. detto questo, tornando alla speranza, ne abbiamo avuta diversa dimostrazione, durante tutto questo pomeriggio, nelle due città-simbolo delle odierne consultazioni; Milano e Napoli.

come già accennato, il capoluogo lombardo ha visto la vittoria dello sfidante Pisapia su letizia moratti, sindaco uscente. la speranza che si è potuta cogliere dalle voci dei manifestanti, dalla gente comune è proiettata al superamento di una fase di buio immobilismo politico-culturale e sociale che investe ancora oggi la città. 
si ha "sete" di nuovo, di freschezza morale. dall'elettorato si alza il grido della rinascita. quindi un bisogno più morale, addirittura quasi spirituale che fisico.

a Napoli, al contrario, dova ha letteralmente trionfato Luigi De Magistris, si è potuto cogliere un bisogno carnale di speranza, immediato, celere, subito pronto, per partire da una dimensione fisica, che naturalmente riguarda il caso rifiuti, malasanità, "poltronaggio politico", per approdare ad un risveglio culturale collettivo.

due bisogni distinti, che comunque si identificano nello stesso fine: cambiamento
basta ricordare lo stato economico-sociale nel quale il nostro Paese versa: è di oggi l'indagine inps sulle pensioni; il divario tra ricchi e poveri si sta allargando, la classe media sta scomparendo; la ripresa economica ancora non si vede; il tutto contornato da una diffusa disaffezione allo Stato, alla Cosa Pubblica, alla Politica. in questo quadro tutt'altro che ben augurante, i risultati di quest'oggi si inseriscono come elemento riformatore nongià che miri alla conquista del Governo per meritato premio, ai danni dell'in carica Esecutivo eletto con regolari elezioni; ma bensì come nuoca concezione di politica che sappia riformarla dalla "cellula politica base" quale è il Comune. da qui potrà poi, col tempo, propagarsi il cambiamento vero e proprio nella vita civile del nostro Paese, la quale si coniugherà indissolubilmente a quella Politica.     

mercoledì 25 maggio 2011

referendum. un dovere

ancora una volta decisioni politiche imposte dall'alto, ignorando il grido dei cittadini. questo è il quadro che nuovamente si profila all'orizzonte della nostra Repubblica in queste ore, mentre alla Camera si discute il decreto "Omnibus", quel decreto che, una volta tradotto in legge riuscirebbe a far saltare il tavolo del referendum sul quesito riguardante il nucleare. un inganno, in nessun altra maniera è definibile questa subdola manovra attuata dalle menti a capo degli uffici strategici del governo, con la quale si salva il progetto di ritorno all'energia nucleare per fini energetici nella nostra Patria si bella e perduta. sottraendo al referendum popolare la questione nucleare il governo ha la possibilità di riproporre in futuro il piano di reinvestimento nel nucleare. ovvero quando l'incubo Fukushima sarà, con buona pace di tutti, dimenticato; quando, come essi sperano, l'opinione pubblica torni ad assopirsi sulle proprie poltrone di mediatico e antipolitico menefreghismo. sarà tutto passato e nessuno si preoccuperà di opporsi ad una qualsivoglia "legge" volta non a salvaguardare l'interesse comune, ma bensì i privilegi economici di qualche ristretto gruppo plutocratico. questo è quello che si spera. i(il) sopraccitati(o) non si sono nemmeno presi la briga di nascondere questa messinscena: l'hanno ammesso, l'emotività aveva spinto troppo in là le coscienze popolari, al referendum sarebbe stata una sonora sconfitta. non piace quando le menti si risvegliano.

questo è uno dei motivi per i quali non si deve assolutamente lasciare che queste ( le menti) ritornino nel loro sonnolento quieto vivere che sta contraddistinguendo la nostra italia da ormai troppi anni. in primo luogo le coscienze debbono rimanere vigili ora che questo decreto legge cartonato sta per essere convertito, c'è bisogno di una indignazione collettiva. qualora esso si tramutasse in legge il referendum deve essere lo stesso partecipato, perché i rimanenti quesiti sui quali si è chiamati ad esprimersi sono altrettanto fondamentali per una democrazia che vuole ritenersi "progredita, occidentale": la privatizzazione dell'acqua, risorsa necessaria per la vita, diritto non negoziabile, quanto meno "oggetto" speculativo; il legittimo impedimento, quale nazione può tollerare un primus inter pares che si trovi al di sopra delle leggi?.


il referendum è l'unica forma di effettiva democrazia diretta che è rimasta a noi cittadini. disertarlo significherebbe disinteressarsi della vita politica, quando invece questa è ciò che ci unisce come comunità, e non deve, in nessun caso, essere lasciata nelle mani di chi, poi, si sente in diritto di farne strumento per personali e/o élitarie speculazioni. 
difendiamo i nostri diritti. adempiamo ai nostri doveri.

nuova veste

..ci vuole un rinnovamento, ho pensato. ed eccolo. nuovo sfondo, nuovo titolo, nuovi caratteri. buona lettura. sperando che le novità piacciano anche a voi..

mercoledì 18 maggio 2011

elezioni, tempo nuovo. forse


Molto tempo che non ci si sente..me ne scuso.
torno a scrivere qui dopo più di un mese e lo faccio per commentare il fatto delle settimane ultime e a venire. le elezioni. cosa è successo? chi dice che il Pd ha vinto, che Berlusconi ha perso, che è in declino; "il vento del nord". chissà. fatto sta che Berlusconi ha davvero perso, ma ciò non significa che sia finito. ma l'intento non è quello di parlare di Berlusconi e della sua fine: se ne parla e se ne parlerà. piuttosto, perché perde voti? perché c'è questa netta inversione di tendenza? finalmente c'è stata, verrebbe da dire. finalmente. questo non deve divenire, però, in un fine. purtroppo il rischio c'è se si ha a che fare con la politica italiana. la scossa c'è stata perché l'elettorato è stanco, più che della persona del presidente del consiglio, del clima politico che ha creato e fomentato. sono convinto che qual ora egli fosse arrivato alle urne con un pizzico di superbia e sfrontatezza in meno di sicuro non avrebbe lasciato dietro di se la metà delle preferenze delle quali godeva nella sua città. si è spinto troppo avanti nello scontro, ha varcato soglie che nessuno, prudentemente, anzi, nessuno (poiché nessuno ne aveva mai avuto il bisogno) si era azzardato ad oltrepassare; quelle linee di demarcazione che circoscrivono i poteri e le libertà degli organi statali; quei confini, garanzia stessa della loro libertà.

vivremo pure in un'età di decadenza morale, di smarrimento etico, ma il voto di questo fine settimana ci ha risposto che l'elettorato conosce ancora un codice etico-civile da rispettare in uno Stato. gli elettori si sono accorti della deriva del loro leader (per alcuni, ex-leader) e ne hanno tenuto conto. hanno dato un segnale forte: una concezione sana di cosa sia lo Stato esiste ancora ed è più chiara negli elettori, rispetto agli eletti. questo Berlusconi proprio non se l'aspettava; la sua politica-fiction non è riuscita a sviare le menti dei cittadini consapevoli; la sua "struttura delta" come la chiamerebbe Massimo Giannini, non ha compiuto fino in fondo la sua missione. lo show è stato in parte disertato, boicottato dagli stessi presunti partecipanti.
questa distorsione della politica ha anche contribuito, dall'altra parte, a riportare alle urne quei cittadini che alle ultime chiamate avevano preferito starsene lontani, ormai disillusi dalla macchina politica, stanchi dei governi dalle mitologie del fare, da entrambe le sponde. c'è stata una riscossa. non azzardiamo, come troppo spesso si fa in questo Paese, una dichiarazione di vittoria e la sanzione ufficiale di una "rinascita della democrazia". sarebbe assurdo ed azzardato. azzardato perché di democrazia con questa classe politica, questa legge elettorale, queste forze economiche intrecciate alla politica è quasi impossibile parlare; diventerebbe una riscossa di popolo ben poco duratura, subito ammutolita da tutti quei poteri ben più potenti della politica. un cambiamento profondo, totale.

"Berlusconi ha perso". sì. tanto smanioso di vincere che si è coperto di ridicolo.
"il Pd ha vinto". non so.
i cittadini si stanno riprendendo. questo è già meglio. non è da assumere per asserzione determinante e vera per se stessa, ma qualcosa si muove.
fatto sta che se qualcosa si muove, non va in direzione dei vecchi partiti. per questo che il Pd non ha vinto. non vincerà fino a quando non riuscirà ad intercettare seriamente questi segni di ripresa di un Paese che sta pian piano maturando. intercettare non significa, poi, catturare, disilludere e perdere nuovamente in un secondo momento, ma capire e comprendere, per adeguarsi a quest'italia che non reggerà ancora per molto il disperato stato in cui versa. Comprendere e finalmente guidare lungo una strada ben definita, con un punto d'arrivo chiaro e concreto, rivoluzionario, innovativo. utopia? forse. in tal caso..fantasia