Donne di nuovo in piazza. Movimento No-Tav. Appellicontro il bavaglio alla Rete. L'Italia è in continua mobilitazione. E' importante, però, sottolineare come l'Italia in azione sia formata solo da una parte di italiani, una fetta ristretta della nazione. La maggior parte dei cittadini della nostra penisola rimangono ancorati alla loro abituale vita di disinformati, pacati nella loro piatta quotidianità.
Siamo alle solite; triste continuare a ripetersi sempre lo stesso ritornello: i giornali sono letti da una minima parte della popolazione, di libri meglio non parlarne, l'italiano medio ha come principale fonte di informazione la tv. Stufi di ripeterlo e di sentirlo ripetere. La soluzione sta nel portare questa maggioranza del Paese dalla parte dell'informazione vera e non mediata dallo schermo del televisore; il movimento in continua mobilitazione deve cercare di estendersi il più possibile oltre i suoi naturali confini, altrimenti si corre il rischio di mostrarsi come la trasformazione dettata dal tempo che passa di antichi movimenti richiamanti gli anni '60 e '70. Bisogna allargare all'intera cittadinanza i principi fondanti di questi nuovi "coordinamenti del cambiamento", oppure si rischia di ripetere le disfatte che seguirono numerose lotte del Risorgimento (tanto in voga, sia per i 150 anni dell'Unità d'Itaia che per l'Economist il quale, nella sua ormai famosa inchiesta sul nostro paese auspica un nuovo movimento risorgimentale per far rinascere la penisola) poiché perpetrate da una cerchia ristretta della popolazione, senza l'appoggio del popolo tutto, che quando non remava contro, indottrinato dal clero, da una parte, e dai padroni per i quali lavorava, dall'altra, si mostrava indifferente.
Ora bisogna rendere questa parte di Italia consapevole, conscia di quella che è la realtà, di cosa non va e del perché di certi movimenti. Deve essere una posizione apartitica e la politica deve trovare spazio in quanto dovere civile di ognuno grazie al quale tutti possono e devono esser parte attiva della vita del proprio Paese. Così da riformare dal profondo uno Stato diviso al suo interno da infimi e infami interessi economici, dove politica, potere e finanza si fondono in un marasma quantomai inestricabile.
Un movimento nazionale al di sopra delle fazioni, che sappia risanare e in futuro sorvegliare.
E che non sia solo fantasia.
Nessun commento:
Posta un commento