benvenuti!
questo è un blog libero.
qui potranno parlare tutti; e si parlerà di politica, musica, attualità; di tutto ciò che accade in italia e nel mondo.
un taccuino sempre aperto. le sue pagine sono pressoché infinite, quindi non c'è motivo per non continuare a scrivere, riflettere e buttare qualche riga.
è rivolto soprattutto ai giovani, (sono giovane anch'io), per dimostrare che in questo Paese non esistono solo i giovani che rifiutano una partecipazione più o meno attiva alla vita che li circonda.
detto questo, vi saluto sperando che da qui possa uscire
qualcosa di costruttivo...
SCollicelli

domenica 31 ottobre 2010

la politica. ritorniamo all'é


Oramai non c'è nemmeno più la voglia di commentare oscene, ma ahimè abituali, mostruosità della nostra politica. L'ultima per ordine di tempo investe, nuovamente, il presidente del consiglio che, quale uomo "amante della vita e delle donne", nonché "generoso verso chi ha più bisogno", si è fatto ingenuamente trascinare in un'altra storia ripetente la struttura feste-donne-soldi-sesso..siamo appunto ormai stanchi di commentare i fatti in sé.. ma la rabbia che ne scaturisce è tanta e non mancano la voglia e la forza di reagire..sarà, la mia, utopia giovanile, ingenuità..ma non voglio credere che la nostra politica sia solo questo..perchè, intendiamoci, essendo il presidente del consiglio la figura più in vista, si sa più a proposito della sua vita privata, ma sotto, alle radici, vi è un sistema più che mai corrotto, fatto di clientelismi spesse volte favoriti dall'uso "merciale", non commerciale, della donna..ne sono esempi i casi, berlusconi appunto, bertolaso, mele e via allungando la lista fino ad una fine (si spera)..ma può un paese essere governato in tale maniera?..lasciamo perdere la demagogia del "siamo in un momento di crisi, occupiamoci di politica, ma invece il presidente del consiglio cosa fa?"..evitiamola..estraiamo il tempo dalla nostra dimensione..c'è un momento in cui ci si può permettere di governare bene e uno in cui ci si può permettere il contrario? No..non è pensabile un sistema basato su tali teorie. Il governo, qualsiasi esso si tratti (di un Paese, di una società...) deve mirare solo ed esclusivamente al benessere di coloro che devono essere governati, ma attenzione!..senza scadere nei nazionalismi fanatismi autarchici..è facile, ed ingannevole, intendere il benessere sociale alla stregua di un patto sociale..ci si è provato, giungendo ad una conclusione pressoché catastrofica, in quanto l'uomo è soggetto alle tentazioni e "il potere è l'afrodisiaco più forte"..entriamo nuovamente in una dimensione utopica e trasportiamola in un eterno presente: la virtù, l'etica e la responsabilità, nella politica, e quindi nel governo, devono essere elementi fondanti e atemporali, staccati da ogni etichetta partitica..purtroppo rammarica dover dire che la politica dovrebbe essere, quando invece si dovrebbe poter dire continuamente è..ed è troppo tempo che non ci riesce di dirlo..davvero troppo.

sabato 16 ottobre 2010

la riscoperta


..guarda quant'era bella in quei ricordi la vita..è vero si piangeva di più..ma si provavano emozioni..erano lì, le si toccava..ora che si fa?..le si va a cercare, alla disperata, in qualsiasi buco di strada..la si cerca e spesso si trova quella sbagliata..
allora era tutt'altra cosa..le case..le strade polverose..i profumi..l'erba..gli alberi..i muri scrostati della chiesa..le mucche che pascolavano sui monti e le osterie che raccoglievano il paese dopo il lavoro, alla sera..quando anche i mulini si fermavano e gli uomini tornavano dalle fucine con le loro lampade a petrolio tese innanzi ad illuminare la strada ciottolata..
..e le donne che soavemente passavano le loro giornate tra il fuoco e la stalla..e in cerchio con i bambini, attorno alle bestie per godere del loro calore, durante l'inverno raccontavano storie filando la lana..quasi fosse un decamerone profano..
e là sulla corna più alta..l'uomo del monte, che quieto scendeva a mendicare ciò di cui avrebbe fatto volentieri a meno, per godere appieno di quell'unica vita che gli era stata donata..era proprio per quello che se ne era fuggito là in una roccia per casa: voleva staccarsi da quel mondo, ma non perchè lo temesse o lo disprezzasse..semplicemente lui non era di quel mondo..aveva trovato la sua dimensione..
..e il parroco che lentamente spostava il pennino dal calamaio al foglio e ne faceva cadere una goccia, rovinando così un noiosissimo lavoro che gli aveva rubato una mezz'ora buona..
..ma ora di tutto questo cosa rimane?..forse nulla..ma la memoria subentra dove l'intelletto umano ha peccato, o forse dove l'avarizia e il capitale hanno trionfato..ma senza il capitale che ne sarebbe stato?..di sicuro saremmo ancora vicini a quella contadina memoria..un male?..la storia prosegue e qui ha lasciato la sua impronta..ogni singola mutazione sociale, politica, economica e culturale qui ha raccolto i propri frutti..specchio ideale del Paese, "piccolo" borgo di sub-borghese cultura, abbandonato dalla tua alta prole, costretta dalla sua strana epoca, e lasciato alla tua bassa prole, anime molte di nulla cultura, ignare della tua storia, sfruttatrici della tua terra...

mercoledì 13 ottobre 2010

la sacra rappresentazione dei nostri tempi


l'assemblea è più agitata del solito..no..più partecipata..ed è un bene e un male..sì è bene perchè è un fattore nuovo, importante..ma è sceso un alone di rassegnazione che getta sconforto in coloro che come me stanno attenti e osservano....il girarsi di teste..la voce di coloro che parlano..inspiegabilmente le luci sopra il palco sono state lasciate spente..questo crea un leggero senso di sonnolenza, ma è subito spazzato da ciò che viene quasi urlato nei microfoni gracchianti..la raccolta differenziata..non è da fare!..no!..non tutti sono abituati, quindi per evitare che si sbagli il cestino, non la si fa!..questo schiaffo mi viene sbattuto in piena faccia dalle casse..ho sentito male..no..l'ho ripete..non è possibile..mi si gela il sangue nelle vene..eccoli qui i ragazzi del duemila..lo specchio dei nostri tempi..il futuro..qui riunito per non smentire una società che spopola, cattura menti e genera una sottile nebbia grigia..per consacrarla..non per sacrificarla, ma per innalzarla..in un ripido anfiteatro chiuso e stretto tra le voci di chi è già nato battezzato..di chi si sente a casa..anzi non sente..è la sua cattedrale..è ovunque la loro cattedrale..mentre nella mia testa e nella sua cerchiamo di affrescare la parete dei sogni..un affresco che per un attimo si è incrociato, per poi dividersi e lasciare i pennelli a mezz'aria, pronti per una nuova danza sulle note del tempo..

domenica 10 ottobre 2010

i ragazzi di san pietroburgo

erano pronti a riceverli, quei ragazzi italiani che sarebbero arrivati nel gelido dicembre russo..li avrebbero accolti con calore, per non far loro notare i meno quindici gradi..ma un giorno e' stato loro comunicato che l'università non li avrebbe più fatti arrivare..l'università non avrebbe più rinnovato il contratto ai loro professori..la loro università non aveva più un soldo.
il loro futuro stava lentamente svanendo..si stava sgretolando pian piano sotto i loro piedi..
già sarebbe stato un dolore non poterli ospitare nelle loro vere case..eh..si capisce..loro venivano dall'Italia, non li si poteva far vivere in quaranta metri quadrati con altre tre persone e senza il bagno..non si poteva..avrebbero accettato così, a malincuore, di farli dormire nelle camere della loro antica e splendida università..ma ora..non potevano più averli..e loro non avrebbero più avuto l'Italia..la loro vita..loro artisti..gli si insegnava che l'Italia era, è e sarà la patria degli artisti..l'Arte..ma ora?..tutto si perdeva..non li avrebbero mai conosciuti quei figli dell'arte..figli dell'arte?..erano, questi figli dell'arte, consapevoli di ciò che li aspettava fuori dalle monotone e internazionali porte scorrevoli dell'aeroporto?..lo sapevano?..con che faccia si presentavano a quella realtà?..avrebbero continuato a ridere?..e quando avrebbero smesso?..lì è la morte..
è la morte dei sogni..la morte del futuro..
cosa possono giovani universitari dinnanzi ad una tragedia?..torneranno a casa..in quei quaranta metri quadri..rivolti a pregare verso l'angolo rosso..e che il dio che li ha traditi si penta..

sabato 9 ottobre 2010

arcade fire

gli arcade fire sono un gruppo canadese formatosi nel 2003 a montreal.
non è questo il luogo per prodigarsi in biografie più o meno attendibili..quindi ci concentreremo solo sulla loro musica.
è uno di quei gruppi che già al primo ascolto riescono a dare un qualcosa che li contraddistingue dalla scena alla quale siamo oramai tristemente abituati; infatti esprimono un indie rock melodico, mai scontato, basato su un'intelligente insistenza ritmica..le melodie sono fantasiose e prendono appieno l'ascoltatore..i temi trattati nei loro testi spaziano dal sociale al politico, passando per una riflessione sull'essere umano, tutto magistralmente accompagnato da un suono adeguato, ma non opprimente..è questa, credo, la loro grande qualità: una semplicità che non scade, però, nella "bassezza"..riescono a semplificare il difficile ed a ricamare il semplice..
per molti la loro vera forza sono i live..senza dubbio lo sono in quanto ad emotività e coinvolgimento..nove musicisti scatenati su un palco sono sempre uno spettacolo..personalmente, in studio certe forzature e stonature sono impossibili..e i dischi sono quindi più apprezzabili per "l'orecchio fino"..in ogni caso sanno dare un sapore nuovo al rock..un rock senza eccessi..che se si fosse ancora nell'età d'oro..beh..non sarebbero sconosciuti al grande pubblico..ma forse è meglio così?..

l'ultimo album
the suburbs
è questo il titolo del nuovo lavoro discografico della band..un'ode rock alle classiche provincie americane, che tuttavia possono essere collocate in qualsiasi punto dell'occidente provinciale..
il disco è una miniera d'oro in quanto a sonorità e stili toccati..si va dal rock classico..al classico indie..fino ad accenni di folk e reggae..i numerosi strumenti convivono armonicamente, grazie ad arrangiamenti di tutto rispetto e intuizioni geniali..
in quanto ai testi..sono lineari..semplici, ma accattivanti, provocatori..e trasmettono un senso di realtà vissuta..che si può toccare ed assaporare attraverso le musiche..
un grande lavoro che continua la grande, se pur breve, tradizione..

nuovo

c'è un assoluto bisogno di nuovo..aria..non si respira più.
la politica, le nostre città la nostra cultura la musica che passano..c'è bisogno di nuovo.
anni e anni che tutto ruota attorno a se' stesso. un cerchio continuo senza principio e senza fine.
ciò che si mostra è antico; anzi non antico, perchè "antico" acquista una connotazione rispettosa, diciamo piuttosto, VECCHIO..e con quel disprezzo riservato solamente a qualcosa che veramente ci nausea..vecchio..un vecchiume marcio..i nostri vecchi, non sono vecchi; sono antichi, preziosi.
l'istituzione è vecchia..il mondo che vuole essere noi imposto è vecchio..
liberiamoci..respiriamo a pieni polmoni..noi desideriamo respirare, ma ci è negato.
se la storia è un ciclo..a quando una nuova "gloriosa rivoluzione"?
rinascita, rivoluzione..ri-..
ricominciare