benvenuti!
questo è un blog libero.
qui potranno parlare tutti; e si parlerà di politica, musica, attualità; di tutto ciò che accade in italia e nel mondo.
un taccuino sempre aperto. le sue pagine sono pressoché infinite, quindi non c'è motivo per non continuare a scrivere, riflettere e buttare qualche riga.
è rivolto soprattutto ai giovani, (sono giovane anch'io), per dimostrare che in questo Paese non esistono solo i giovani che rifiutano una partecipazione più o meno attiva alla vita che li circonda.
detto questo, vi saluto sperando che da qui possa uscire
qualcosa di costruttivo...
SCollicelli

lunedì 25 luglio 2011

Un mondo di Indignados

I ragazzi spagnoli, gli Indignados, sono nuovamente in piazza, si sono ripresi le strade di Madrid e di certo non le lasceranno tanto in fretta. E' un movimento nato dal basso, dalla forza di milioni di ragazzi stufi di un sistema politico ed economico corrotto, incapace di guardare al futuro in un'ottica di beneficio collettivo.
Dopo essere stati sgomberati con la forza, sono tornati e possono contare sull'appoggio della popolazione iberica: da un sondaggio è emerso che più del 70% della Nazione condivide gli ideali e le proteste del movimento denominato 15M (da 15 maggio, data d'inizio delle proteste). Il pensiero fondante di questa rivolta costruttiva e pacifica è quello di una classe dirigente insufficiente ed inadatta, tanto che non è il momento attuale a determinare questa situazione di stallo politico-economico a livello globale, ma tutto ciò è da imputare al Sistema stesso. Quella dei ragazzi spagnoli deve essere una battaglia condivisa da tutti i giovani del pianeta, per inaugurare una nuova stagiona della globalizzazione che non sia muto e cieco asservimento di una parte del pianeta ad un altra e omogenizzazione di quest'ultima ad un modello utile a poche e potenti mani. Quindi auto-costruzione di un nuovo Sistema che sia in grado di tutelare l'intero (scusate la ripetizione) "sistema-mondo". Un movimento universale di giovani accomunati da un sovrannazionale senso di giustizia e solidarietà, che riconosca che in fondo siamo tutti esseri umani.

Hackers, polizia e futuro

Gli hacker oramai arrivano ovunque. Non c'è sito o server nel quale non riescano a penetrare rubando materiale prezioso, segreto, che non dovrebbe essere conosciuto dal mondo "esterno" a quella rete entro la quale i file erano confinati.
Oggi un attacco sferrato dal gruppo LulzSec ha violato i database del CNAIPIC un'unità della Polizia specializzata nella lotta al crimine on-line. Nei primi documenti diffusi si legge di progetti internazionali per costituire un organo globale di "polizia cybernetica", o, ancora, di protezione dei server delle principali banche italiane. Spunta anche un documento scambiato tra la sede cinese di Gazprom ed un indirizzo e-mail che ha in qualche modo a che fare con qualcosa di "catholic".

Ecco il link al sito di Repubblica-inchieste dove potrete trovare tutte le foto dei primi documenti rilasciati.
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/07/25/foto/polizia_sotto_attacco-19588793/1/#1

Non sono che l'1% di tutto il materiale trafugato fanno sapere in un comunicato quelli di LulzSec e nei prossimi documenti raccolti dal CNAIPIC saranno coinvolte ambasciate straniere, multinazionali quali Exxon, Gazprom e istituti bancari.
Se questa è una via per ottenere trasparenza, ben venga, pur che tutto in futuro non scappi di mano e si vada incontro ad uno stato di ricatti, violazioni insensate ed ingiustificabili della libertà personale. Ovvio, non quella che i politici di turno invocano e scudo di una condotta morale-politica ed economica assai lontana da quella che si potrebbe definire "auspicabile".

sabato 23 luglio 2011

Carnevale

Per chi se le fosse perse, ecco le foto del Carnevale d'Estate tenutosi questa mattina a Monza.













Una piccola domanda: chi paga?
Stà a vedere che la manovra non basterà.

La poca acutezza dei global-conservatori

Eccoci ancora attaccati. L'Europa sotto tiro. La guerra continua. L'islam non ci dà tregua. L'integrazione non serve. Le voci illuminate di opinionisti, giornalisti da sempre difensori di una certa politica conservatrice, attenta a salvaguardare una millantata identità che si mostra solo in determinate occasioni, gridano dopo gli attentati che hanno scosso nella giornata di ieri la città di Oslo. Rivendicazione jiadista. Prima vendetta per l'uccisione di Osama Bin Laden. Peccato scoprire poi che le azioni terroristiche, che hanno causato 91 vittime, siano opera di un 32enne norvegese, cristiano conservatore, anti-islamico e di estrema destra. Così si scioglie l'impianto accusatorio, o meglio, inquisitorio che si era costruito sulla base del terrore psicologico derivante da una ottusa cecità culturale e globale. Gli stessi che glorificano la globalità dei mercati, dimenticano che assieme ad essi si "globalizza" anche la popolazione mondiale e dall'apertura finanziaria, in un baleno, si passa alla chiusura culturale. Ecco, con un poco di lungimiranza ed un pizzico d'arguzia, questa triste pagina si sarebbe evitata.

giovedì 21 luglio 2011

No all'oblio

Bambini giocano alla guerra a Mogadiscio, 2008 © Archivio privatoMentre in Italia abbiamo il nostro daffare con dei signori che decidono per noi senza averne il minimo diritto (non sono affatto eletti, bensì nominati) e cercano di salvaguardare i propri interessi, chiedendo, in cambio, forti sacrifici ai cittadini, in questa foga, stiamo glissando a proposito di un disastro umanitario, lo stiamo completamente ignorando.

da amnesty.it

Rapporto di Amnesty International sulla Somalia: "Bambine e bambini vittime di crimini di guerra"

CS070: 20/07/2011

In un nuovo rapporto diffuso oggi, Amnesty International ha denunciato
l'estensione dei crimini di guerra di cui sono vittime le bambine e i bambini
in Somalia, tra cui il sistematico arruolamento di soldati di età inferiore
a 15 anni da parte dei gruppi armati islamisti.

"Sulla linea del fuoco. Bambine e bambini sotto attacco in Somalia"
rivela l'impatto complessivo del conflitto armato in corso nel paese. Il rapporto
di Amnesty International denuncia, oltre agli arruolamenti forzati, anche il
diniego
dell'accesso all'istruzione e le uccisioni e i ferimenti nel corso degli
attacchi indiscriminati contro aree densamente popolate.

"Quella della Somalia non è solo una crisi umanitaria. È una crisi dei 
diritti umani e una crisi delle bambine e dei bambini" - ha dichiarato Michelle
Kagari, vicedirettore per l'Africa di Amnesty International.

"Se sei un bambino in Somalia rischi la vita in ogni momento: puoi essere 
ucciso, reclutato e spedito al fronte, punito da al-Shabab perché ti hanno 
trovato mentre ascoltavi musica o indossavi 'vestiti sbagliati', costretto ad 
arrangiarti da solo perché hai perso i genitori o puoi morire perché non hai 
accesso a cure mediche adeguate" - ha spiegato Kagari, sottolineando che
"la crisi umanitaria che ha colpito le bambine e i bambini in Somalia è anche
la conseguenza del fatto che negli ultimi due anni al Shabab ha impedito 
l'accesso agli aiuti".

Il rapporto analizza oltre 200 testimonianze di rifugiati somali, bambini e adulti,
che si trovano attualmente 
in Kenya e a Gibuti. Molti hanno affermato di essere stati costretti a fuggire
dalle regioni centromeridionali per evitare l'arruolamento da parte dei gruppi
armati.

Il Governo federale di transizione della Somalia è a sua volta accusato
dalle Nazioni Unite di aver reclutato, impiegato, ucciso e ferito i bambini
nel conflitto armato. Sebbene si sia impegnato a rispettare i diritti dei minori,
non ha ancora preso alcuna misura concreta per porre fine all'uso dei bambini
nei ranghi delle forze che combattono dalla sua parte.

L'istruzione è stata compromessa a causa degli attacchi indiscriminati
che hanno distrutto o danneggiato gli edifici scolastici. Nella capitale Mogadiscio,
molte scuole sono state chiuse perché gli alunni e gli insegnanti hanno paura
di essere uccisi o feriti lungo il percorso per raggiungerle.
Al-Shabab, il principale gruppo armato che si oppone al governo, ha imposto
severe limitazioni al diritto all'istruzione, impedendo ad alcune alunne di
frequentare la scuola, vietando l'insegnamento di alcune materie o usando le
scuole per indottrinare i bambini e farli partecipare ai combattimenti.

Al-Shabab sta ricorrendo sempre di più a metodi minacciosi per reclutare i bambini,
offrendo loro telefonini o danaro o compiendo raid e rapimenti nelle scuole
o in luoghi pubblici.

Alcuni bambini intervistati da Amnesty International hanno riferito di insegnanti uccisi
durante gli assalti alle scuole e di bambine obbligate a sposare i miliziani.

Una bambina tredicenne di Mogadiscio ha raccontato ad Amnesty International: "Quelli di al-Shabab sono arrivati una mattina. Hanno detto agli insegnanti che tutti i bambini dovevano essere fatti uscire dalle aule. Un insegnante ha rifiutato di obbedire ed è stato ucciso. Era coraggioso, era uno di quelli che stavano dalla parte dei diritti delle bambine".

Bambine e bambini sono stati vittime di frustate e hanno assistito a violenze terrificanti, tra cui amputazioni, lapidazioni e uccisioni compiute in pubblico dai gruppi armati islamisti. I bambini hanno anche assistito all'uccisione e alla tortura di parenti e amici.

A causa delle violazioni subite o cui hanno assistito, la dimensione del trauma tra i rifugiati somali, inclusi i bambini, è elevata.
La comunità internazionale deve aumentare le misure di protezione riguardanti il crescente numero di bambini somali separati dalle loro famiglie e accrescere il sostegno psicosociale e i programmi d'istruzione.

"Questo è un conflitto senza fine, in cui ogni giorno i bambini vivono orrori inimmaginabili. Il rischio di diventare una generazione perduta è concreto, se il mondo continuerà a ignorare i crimini di guerra che colpiscono così tanti di loro" - ha concluso Kagari.

La più grande carestia, la peggior crisi idrica e una guerra civile. Tutto insieme, sulle spalle e sulla pelle di un sol popolo, non certo forte, con possibilità di far valere i proprio diritti.
A volte è bene fermarsi e pensare che dovremmo essere umani. Se non lo siamo noi. 

mercoledì 20 luglio 2011

Lettera dall'Aquila. Il potere della disinformazione

Terremoto lAquila 300x199 Lettere dallAquila   I turisti: Ringraziate Berlusconi piuttosto che ha fatto le caseIn rete ho trovato questa lettera. Credo sia giusto diffonderla, al di là dell'emotività che trasmette, perché aiuta a comprendere la reale potenza disinformatrice della tv manipolata, delle immagini create ad hoc.
Non meritiamo tutto questo; rifiutiamolo.  

da www.dirittodicritica.com

Lettere dall’Aquila – I turisti: “Ringraziate Berlusconi piuttosto che ha fatto le case”

''Ciò che è arrivato dai tg sono le lamentele per i tempi lunghi, le lamentele per le case piccole. Ciò che non è chiaro è che qui la vita per alcuni, si è fermata al 6 aprile''
Pubblichiamo la lettera di un'aquilana che racconta la vita a oltre due anni dal terremoto del 6 aprile 2009. "Qualche tempo fa - scrive - ero alla processione a Collemaggio, e una vecchia signora, turista, mentre noi pregavamo ci è passata davanti dicendo un po' stizzita: 'e ringraziate Berlusconi piuttosto che vi ha fatto le case', ecco in quel momento io ho capito che la gente vede solo ciò che vuol vedere". Buona lettura.
Sono finita per caso sul vostro giornale, ho letto belle cose, ho visto che alle volte le parole mandano messaggi importanti, ed ho deciso di affidarvi il mio. Non so se mi prenderete in considerazione, ma io in fondo, non ho nulla da perdere, ci voglio provare. Sono una donna aquilana, vi scrivo perché da troppo tempo vedo intorno a me tanto dolore e tanta indifferenza, vedo che la vita riprende per alcuni, e vedo che per me invece non si riesce a sbloccare quel senso di angosciante agonia che mi prende, ogni volta che torno nella mia città. Ma non posso fare a meno di andare a passeggiare tra quei vicoli, su quei san pietrini, tra quei palazzi che mi hanno vista crescere, che mi hanno fatta innamorare della pace, della vita semplice, del caos nelle ore di punta, che si respirava in centro prima del 6 aprile.Ora cammino e respiro un caotico silenzio intorno a me, vedo ferite aperte, vedo gente che armata di macchinette fotografiche, vengono qui per avere un ricordo della gita, nella città distrutta, e mi viene da piangere, e vorrei gridare, urlare al mondo il mio dolore, vorrei che questo senso di impotenza mi abbandonasse almeno un attimo, e che potessi anche solo per poco rivedere il futuro come lo immaginavo prima.
Mi piacerebbe che i turisti sentissero il dolore che ho dentro, così da trasmetterlo a chi fuori dal territorio abruzzese, non sa e non ha idea del male che ci affligge, del senso di vuoto che (almeno per me è così) abbiamo dentro. Qualche tempo fa, ero alla processione a Collemaggio, e una vecchia signora turista, mentre noi pregavamo ci è passata davanti dicendo un po' stizzita: "e ringraziate Berlusconi piuttosto che vi ha fatto le case", ecco in quel momento io ho capito che la gente vede solo ciò che vuol vedere, devo dire che ho fatto una grande fatica per non piangere, ho pensato che questo incubo non ha fine. Vorrei che la gente come quella, la situazione che viviamo, potesse vederla con gli occhi del cuore, ma evidentemente è più difficile di quanto sembra, cercare di capire l'altrui sofferenza..... per fortuna di gente così non ne gira molta e i tanti che sono venuti ed hanno visto in che condizioni giace questo piccolo angolo di mondo, sono rimasti stupiti e attoniti nel riscontrare che ciò che i tg hanno riportato non sono che la minima parte del dramma che quì si sta vivendo, ciò che è arrivato dai tg sono le lamentele per i tempi lunghi, le lamentele per le case piccole, le lamentele per questo e quello, insomma le sciocchezze praticamente, ciò che non è chiaro al resto del mio popolo e del mondo, è che qui la vita per alcuni, si è fermata al 6 aprile e che, se anche si è tornati a vivere, si sopravvive, perché il male è radicato dentro e difficilmente andrà via, sino a che ci sarà la consapevolezza della incertezza per il futuro, per i nostri figli, per la nostra città, per il lavoro e per tutto il resto.
Non so se sono riuscita con il mio sfogo ad esprimere ciò che sento ma lo spero, perché sto facendo la mia battaglia di sensibilizzazione personale, con il solo scopo di smuovere le acque che ormai sembrano stagnare, come già detto non so se mai ci riuscirò, ma almeno ci avrò provato. Per chiudere vorrei chiedere ai vostri lettori, visto che è tempo di vacanze, fate una capatina a l'Aquila se potete e fatevi portavoce del dolore che scaturisce dalle ferite di questi palazzi dimenticati.
Cristina S.

martedì 19 luglio 2011

I Pm chiedono tregua

Berlusconi ancora indagato. Stavolta c'entra Annozero. Il presidente del consiglio, infatti, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Roma per abuso d'ufficio in quanto nel 2009 fece pressioni sull'allora presidente Agcom Giancarlo Innocenzi per stoppare la trasmissione di Michele Santoro.
Ennesima indagine a carico del "perseguitato". I pm dichiarano:"Ma che colpa abbiamo noi?"

Noi viviamo

Diciannove anni fa moriva Paolo Borsellino.
Nel giorno del ricordo trovo inutile ricostruire le strazianti dinamiche dell'attentato, preferirei, invece, riflettere su cosa rappresenta per noi oggi quella morte.
Come è ormai chiaro Borsellino, così come Falcone, non fu ucciso solo perché scomodo all'"organizzazione", ma per aver scoperto quel collegamento che esisteva tra Stato (converrebbe usare la lettera minuscola) e mafia; il giudice Borsellino capì che nei palazzi romani (e non) qualcuno si azionava per intrattenere rapporti reciprocamente vantaggiosi con gli uomini di "cosa nostra". E ovviamente questo infastidiva, e non poco, prima ancora che le famiglie dell'organizzazione, i politici in questione.
La politica lasciò soli Falcone e Borsellino dopo il grande colpo inferto alla mafia siciliana con il maxi-processo dell'86-87 smantellando il pool e con lui le nuove e vincenti tecniche investigative, ritornando alle azioni distinte, a compartimenti stagni dei vari uffici della procura. Qui sta la vera morte di Falcone e Borsellino. Da questo momento in poi lo Stato li ha abbandonati, mostrando quanto marcio fosse al suo interno. E' bene specificare: non tutti gli apparati statali si meritano l'appellativo di "marcio" o "corrotto", ma quelli più potenti non possono allontanarlo da loro. Per sua natura la mafia tende al potere politico offrendo in cambio potere economico, per arrivare ad ancora maggiore potere economico, senza così prediligere alcun colore, se non quello del denaro.

Se lo Stato lasciò al loro destino i giudici e i magistrati di Palermo, altrettanto non fece parte della città. Emblematiche sono le immagini dei funerali di Falcone prima, e di Borsellino poi. La gente comune assedia i rappresentanti di quello Stato corrotto, non garantista, con rabbia, dolore, disperazione ed esasperazione. Vuole cacciare quei politici indegni di rivestire alcun incarico pubblico, tanto meno se istituzionale; grida "fuori la mafia dallo Stato".
E oggi questa rabbia, questa indignazione dove le si possono rintracciare?
Nel Paese, a parte le associazioni impegnate nella lotta alle mafie, credo, in pochissimi luoghi. Di certo non è una priorità sentita dalla maggioranza degli italiani; la corruzione, la criminalità organizzata sono percepite o come profondamente radicate tanto da valutare impossibile uno scontro vincente o come fenomeno riguardante una sola area dello stivale.
Nulla di più sbagliato. Se vogliamo rimanere sul pratico e sull'attuale, basti ricordare il fatturato annuo che tutte le organizzazioni criminali del nostro Paese mettono a segno: 150 miliardi di euro. In un momento così critico per l'economia e per i conti dello Stato, non tornerebbe forse utile una cifra del genere? Questo non perché la lotta alle mafie abbia a ridursi a semplice movente economico, ma per sottolineare come sia una questione d'interesse nazionale, da nord a sud.

La lotta a tutte le mafie è un dovere di ogni cittadino italiano; un'Italia corrotta, uno Stato manipolato da interessi economici di cui beneficiano i soli e soliti noti è lontano dalle istanze della Nazione; lo Stato deve essere "adottato" da ogni singolo abitante, per non lasciare che ancora una volta il denaro e il potere divengano i mezzi ed il fine di scellerate scelte.
Tutto questo una volta che le mafie saranno sconfitte e i palazzi del potere vuotati del potere e dell'avidità. Le mafie si sconfiggono con la cultura, la partecipazione, la consapevolezza, la giustizia delle decisioni e dei gesti apparentemente più semplici ed insignificanti. Il movimento antimafia nasce da ognuno di noi. Paolo Borsellino e Giovanni Falcone sono morti per questo; noi viviamo per lo stesso.

lunedì 18 luglio 2011

In direzione ostinata e contraria

Girovagando su Youtube ho scovato questo video.
Vale davvero una sosta di una ventina di minuti dalle quotidiane occupazioni.




Don Gallo, da sempre servitore di una chiesa attenta agli ultimi, che si fa serva e non si fa riverire; un prete di strada, "con il vangelo in mano"; è l'espressione di quel sacerdozio puro che tanto sembra allontanarsi dalla religiosità espressa dal dogmatismo vuoto, pretestuoso e opulento di quel cristianesimo ipocrita tanto difeso da chi, in realtà, di cristiano ha davvero poco; né radici né rami.
Tanti oggi rivendicano il proprio essere "vero cristiano", lamentando una preoccupante deriva morale, un allontanamento dalle virtù che "una volta" la religione "insegnava" al popolo, certezza di una società solida; in realtà quello non corrisponde ad altro che non sia catalogabile come muto indottrinamento. Quei tempi, in bene e in male, oggi non sono replicabili e la chiesa di oggi è ancora troppo ancorata a quella vecchia visione ormai più che datata. Don Gallo è l'espressione di una concezione del cristianesimo che unisce la purezza della religione, lontano da fronzoli assurdi (di ovvio beneficio terreno per pochi eletti) acquisiti nel corso della storia, all'apertura di orizzonti, aggiornati alle esigenze del cittadino del ventunesimo secolo, cambiato sociologicamente e culturalmente.
Un prete in direzione ostinata e contraria, che si troverà sempre solo dinnanzi al cardinale di turno, ma non lo sarà fuori dal suntuoso palazzo.

domenica 17 luglio 2011

Tra i Banchi di Mutuo Soccorso

E ancora una volta Bossi ha sfoggiato la sua padana intransigenza, fermezza e coerenza. che dire? la casta è casta, nelle parole tutti indignati, poi, però, la solidarietà vince su tutto; anche i cuori più duri si addolciscono e non si indugia a soccorrere il bisognoso di turno. questo per smentire anche le voci più crudeli sui parlamentari, accusati di salvaguardare solamente i propri interessi. ecco la dimostrazione dell'esatto contrario: ognuno non pensa solo per sé, anzi, ci si sorregge a vicenda; il forte aiuta il debole. che poi il debole debba, d'obbligo, qualche cosa in cambio è una sottile sfumatura trascurabile. lezione di umanità e convivenza sociale.

venerdì 8 luglio 2011

Un movimento di coscienza nazionale

Donne di nuovo in piazza. Movimento No-Tav. Appelli
contro il bavaglio alla Rete. L'Italia è in continua mobilitazione. E' importante, però, sottolineare come l'Italia in azione sia formata solo da una parte di italiani, una fetta ristretta della nazione. La maggior parte dei cittadini della nostra penisola rimangono ancorati alla loro abituale vita di disinformati, pacati nella loro piatta quotidianità.
Siamo alle solite; triste continuare a ripetersi sempre lo stesso ritornello: i giornali sono letti da una minima parte della popolazione, di libri meglio non parlarne, l'italiano medio ha come principale fonte di informazione la tv. Stufi di ripeterlo e di sentirlo ripetere. La soluzione sta nel portare questa maggioranza del Paese dalla parte dell'informazione vera e non mediata dallo schermo del televisore; il movimento in continua mobilitazione deve cercare di estendersi il più possibile oltre i suoi naturali confini, altrimenti si corre il rischio di mostrarsi come la trasformazione dettata dal tempo che passa di antichi movimenti richiamanti gli anni '60 e '70. Bisogna allargare all'intera cittadinanza i principi fondanti di questi nuovi "coordinamenti del cambiamento", oppure si rischia di ripetere le disfatte che seguirono numerose lotte del Risorgimento (tanto in voga, sia per i 150 anni dell'Unità d'Itaia che per l'Economist il quale, nella sua ormai famosa inchiesta sul nostro paese auspica un nuovo movimento risorgimentale per far rinascere la penisola) poiché perpetrate da una cerchia ristretta della popolazione, senza l'appoggio del popolo tutto, che quando non remava contro, indottrinato dal clero, da una parte, e dai padroni per i quali lavorava, dall'altra, si mostrava indifferente.

Ora bisogna rendere questa parte di Italia consapevole, conscia di quella che è la realtà, di cosa non va e del perché di certi movimenti. Deve essere una posizione apartitica e la politica deve trovare spazio in quanto dovere civile di ognuno grazie al quale tutti possono e devono esser parte attiva della vita del proprio Paese. Così da riformare dal profondo uno Stato diviso al suo interno da infimi e infami interessi economici, dove politica, potere e finanza si fondono in un marasma quantomai inestricabile.
Un movimento nazionale al di sopra delle fazioni, che sappia risanare e in futuro sorvegliare.
 E che non sia solo fantasia.