
150 anni d'unità nazionale.
Nazione: complesso degli individui legati da una stessa lingua, storia, civiltà, interessi, spec. in quanto coscienti di questo patrimonio comune. dizionario Zanichelli.
è importante la seconda parte della definizione: spec. in quanto coscienti di questo patrimonio comune. gli italiani ne sono coscienti?
a giudicare da quanto sta accadendo ultimamente sembrerebbe proprio il contrario; ma anche andando indietro negli anni non cambia: una vera coscienza nazionale in italia non v'è mai stata. mai.
ciò che più di ogni altra cosa unisce un popolo è la lingua. l'unità linguistica la si è sempre ricercata fin dal tardo medioevo, sempre, però, la lingua comune è stata oggetto di un uso quasi élitario (si badi, non si vuole paragonare il volgare al latino). fatto è che il volgare che poi è divenuto lingua nazionale, è stato plasmato in una determinata area circoscritta e da un gruppo ristretto di persone. l'italia dei letterati. l'italia del popolo, pardon, il resto delle terre del popolo rimaneva nei suoi secolari dialetti che nel corso dei secoli hanno subìto varie influenze fino a giungere a noi, miriadi di tasselli di un puzzel inintelligibile che si estende dalle francofone e tedescheggianti valli del profondo nord fino agli arabeggianti porti siciliani.
si può esaltare instancabilmente l'eroismo dei nostri antenati che unificarono questa terra, ma non si può certo nascondere che un vero nazionalismo, o patriottismo dal basso non c'è mai stato.
l'italia è stata fatta dalle menti, ma il popolo, la vera sostanza di cui è un Paese, non ha partecipato in prima persona a questa unità e di conseguenza non la sente propria.
l'unità la fecero i grandi: letterati, poeti, grandi condottieri..grandi autorità culturali straniere finanziavano l'azione garibaldina o, addirittura, arrivavano in italia per combattere in prima persona, o anche solo per assistere alle sorti dei Mille..ma il popolo, in tutto questo dov'era?
era dove si ritrova oggi. quasi indifferente. l'unità si ritrovano a festeggiarla e volerla i "pensatori", quella fetta di popolazione che non si sente italiana tanto per patriottismo o amore verso la terra, ma in quanto continuatori morali di quella lunga tradizione artistico-filosofico-letteraria che ha sempre contraddistinto la penisola. tutti coloro i quali la provincia non l'hanno mai, o quasi, vissuta. tutti quelli che il popolo si sforzano di capirlo, ma non lo vivono.
con questo non voglio dire che commettano qualche peccato o mancanza; fatto sta che l'italia è divisa. non c'è nulla da fare. l'italia non è unita.
c'è un abisso (anche ideologico, di pensiero) tra l'italia dell'idea e l'italia del reale. sono due luoghi agli antipodi, non si toccano, forse si sfiorano, ma mai si toccano.
l'italia dell'idea è appunto quell'italia di coloro che la raccontano, che la osservano, che la dilaniano con il loro malgoverno (qui si esce dall'idea e si entra nel vuoto pensiero); mentre l'altra italia, quella del reale, è il paese dove ogni cittadino medio vive la sua dura quotidianità. ecco, queste due italie non si conoscono affatto; sembrano per loro natura incompatibili l'una con l'altra. ma questo solo perchè siamo in italia. solo qui il cittadino medio non riesce ad entrare in contatto con una cultura che non sia la non-cultura televisiva.
oggi questi due mondi sono più che mai in contrapposizione e ognuno non vuole smuoversi dal proprio asse.
appare chiaro come il pianeta che dovrebbe lasciare per primo la sua orbita ed andare in contro all'altro sia quello dell'italia dell'idea, chiamata a riconquistare, o forse a conquistare (definitivamente) quel popolo che tanto ha perso della sua storia. anzi. che nulla ha vissuto della propria storia, vissuta da altri al posto loro. sia per proprie colpe, che per altrui decisioni.
sta all'Italia dell'idea iniziare ad unificare oggi questo Paese e ricongiungere sotto una stessa bandiera una Nazione cosciente del proprio patrimonio comune. Italia