
oggi in Italia la stragrande maggioranza della popolazione non è felice. non insegue nemmeno più la felicità. il fine di ogni uomo, filosofo o operaio che sia, da quando ha messo piede su questa terra.
oggi della felicità non ce ne si fa nulla, o per lo meno ci si è stufati di inseguirla: la si vede come un improbabile miraggio, un irraggiungibile traguardo. non si ha più la coscienza di cosa sia veramente felicità; ognuno ha la sua concezione di felicità, ma oggi tutti (o quasi) hanno perso la propria.
così si finisce per accontentarsi della tranquillità.
io sono tranquillo entro le mie mura domestiche, senza alcun fastidio che possa rovinare il tepore egoistico del quale con gioia mi avvolgo.
questo è la maggior parte del nostro Paese, oggi.
la dimensione politica e, di conseguenza, quella attivamente partecipata della vita comunitaria è abbandonata, con sollievo, da quasi tutti. non si fanno pregare per lasciar passare avanti altri che possano prendere il loro posto, che per dovere spetta ad ogni cittadino, nell'amministrazione comune della cosa pubblica. in cambio il cittadino che tradisce il proprio dovere chiede tranquillità che non si declina in altro che libertà dalla oppressione burocratica dello Stato, sicurezza della propria persona dalle violenze efferate di invasori stranieri, possibilità di vivere la propria vita fregandosene di quanto accade intorno.
una concezione egoistica della vita pubblica.
questo è il terreno ideale per i partiti d'oggi. il cittadino vota colui che incarna il modello del paladino della ignorante tranquillità: una persona che offre loro sogni, illusioni, che fa credere ad un reale miglioramento della vita lungo quella strada dell'ignorante egoismo, che, ovviamente, dai convinti ed adulanti votanti è visto come elementare diritto privato assoluto, innegabile all'uomo che lavora e vuole vivere la sua vita.
il voto perde così il suo assoluto significato, quale espressione massima del volere popolare e si trasforma in moneta di scambio che non guarda più a progetti politici per un futuro, o a idee, convinzioni; diviene oggetto di baratto: un voto al partito della sicurezza in cambio di una sicurezza che in realtà mai arriverà, proprio perchè nessun problema di sicurezza sussiste.
e di voto in voto si ripete la farsa dei falsi pericoli e delle illusorie libertà conquistate.
la strada verso un Paese che tale si possa definire è ancora lunga.
150 anni? anno zero.
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